Drug War
Duzhan
Johnnie To Kei-Feung, 2012
Fotografia Cheng Siu Keung
Sun Hong Lei, Louis Koo, Huang Yi
Roma 2012, concorso.
Sono figure, dei personaggi non c’è bisogno: la guerra della droga si combatte con la pistola senza tanti complimenti. Se si dovesse parlare con linguaggio calcistico – sembrerebbe opportuno, visto che qui si bada all’efficacia dello spettacolo inteso come partecipazione fideistica (cult?) – il possesso palla, cioè lo scoppiettìo delle sputafuoco, le esplosioni e lo scontro selvaggio delle auto manda in delirio gli appassionati del manierismo alla Peckinpah per almeno due terzi della durata del film. Il riferimento è autorizzato dallo stesso regista di Hong Kong, Johnnie To (1955), frequentatore di festival (Venezia, Berlino, Cannes, Roma) – un titolo per tutti, il poliziesco Exiled, in concorso a Venezia nel 2007. Lo stile di Johnnie To Kei-Feung, elegante e implacabilmente ritmico, impone alla vicenda (traffico di eroina e battaglia infinita tra famiglie e polizia) un regime meccanico che non lascia posto a evoluzioni umanistiche. Sicché lo stesso tema dello spietato dilagare della droga nella società “evoluta” finisce per perdere forza, riducendosi a background, a campo di gioco per uno “sport” divertente sostanzialmente innocuo. Non importa nemmeno che le figure abbiano volti orientali giacché la loro azione ubbidisce a regole di funzionamento “universali”, diremmo piuttosto globali, tipiche di una visione totalizzante e insieme esclusiva. La sensazione è di un gioco “obbligatorio” che non lascia via d’uscita.
Franco Pecori
15 Novembre 2012