Eterno ritorno: provini
Vechnoe vozvraschenie
Kira Muratova, 2012
Fotografia Vladimir Pankov
Oleg Tabakov, Alla Demidova, Renata Letvinova, Sergey Makovetsky, Georgy Deliev, Natalia Buzko, Vitaliy Linetsky, Uta Kilter, Yuri Nevgamonny, Gennady Skarga
Roma 2012, concorso.
Utilizzabile con profitto in seminari di base sulle strutture del film di genere e, prima ancora, sulle possibilità della “variatio” nell’elaborazione inventiva di storie non solo immaginarie ma forse soprattutto anche prese dalla “realtà”. Il portato principale di un film come questo, provocatorio e umoristico, è nell’ovvietà, quasi sempre posta in disparte, del fatto che un film non è un prodotto della natura. A partire dall’Arrivo del treno dei Lumière l’intervento del mezzo sul dato reale è decisivo, oltre che per l’inquadratura (taglio e prospettiva) per la sua durata. Da lì si può arrivare fino a oggi: quante volte abbiamo sentito utilizzare il parametro della “lentezza” in funzione critica? Ovviamente a essere “lenta” non è la realtà! Possiamo ripetere la stessa ripresa dell’arrivo di un treno in stazione per molte volte, ma basterà che ne variamo anche soltanto la durata e il risultato non sarà il medesimo. E il problema è che differenze anche soltanto “tecniche” vanno a modificare il senso della ripresa. Si capisce bene di quale montagna di variabilità possa essere costituita una scelta, da parte del regista, nei confronti di ciascun ciak di ciascun film; e di quali e quante possibilità si diano ogni volta che ci si appresti a progettare e/o continuare una “serie” (già la stessa definizione di serie comportando qualche problemino). Dall’Ucraina arriva il simpatico sberleffo – ma poi, sotto la risata il discorso si può fare serio perfino al di là del cinema – organizzato dalla regista, sceneggiatrice e attrice Kira Muratova (1934) – Orso d’Argento a Berlino 1990 per Astenicheskiy sindrom / Sindrome astenica – con la storiella, montata in modo da venire scoperta soltanto dopo che il film ha quasi esasperato lo spettatore con una prima serie di “ripetizioni” e piccole variazioni, di un regista alle prese con la visione di alcuni provini, rimasti in “eredità” alla produzione dopo la morte del regista inizialmente incaricato dell’opera. La conclusione verrà soltanto quando il subentrante (piuttosto anziano e per nulla voglioso di intraprendere il lavoro) avrà potuto valutare il materiale e avrà visto la possibilità di scegliere i personaggi del film, magari prendendone da provini diversi, il personaggio maschile dal primo provino, la donna dal terzo; e salvando e scartando le sequenze, simili ma non uguali per le parole usate e per il tono, così diverse, al dunque, da prospettare già a quel primo livello di proposta addirittura film di diverso genere, dalla commedia al dramma, al thriller. I provini in visione sono in bianco & nero, il regista che li esamina è a colori. Nell’azione danno prova di sé grandi attori russi: un uomo va a trovare un’ex compagna di scuola e, sperando che sia rimasta sua amica, le chiede consiglio circa il proprio amore sofferto per due donne, una è la moglie e l’altra è la nuova passione. Nulla vieterebbe di considere noi stessi registi col problema di selezionare e combinare inquadrature e scene per un film da fare scegliendo dal complesso di film già visti. In fondo, è proprio ciò che facciamo, più o meno implicitamente, ogni volta che andiamo al cinema.
Franco Pecori
16 Novembre 2012