La complessità del senso
24 06 2026

Il canone del male

Aku no kyôten
Takashi Miike, 2012
Fotografia Nobuyasu Kita
Hideaki Ito, Fumi Nikaido, Shota Sometani, Kento Hayashi, Kodai Asaka, Erina Mizuno, Takayuki Yamada, Takehiro Hira, Mitsuru Fukikoshi.
Roma 2012, concorso

Il Male abita nella scuola? Conosciuto prima a Cannes (Gozu Quinzaine des Réalisateurs 2003) e poi a Venezia (Izô Orizzonti 2004, Yokai Daisenso Fuori concorso 2005, Tredici assassini Concorso 2010), il giapponese Takashi Miike (1960) conferma con quest’ultima opera il suo modo di… scherzare col fuoco dei contenuti fino a rischiare estreme conseguenze formali. Vi sarebbero professori con la fama di essere insegnanti perfettamente adeguati in un disegno pedagogico moderno, i quali invece si potrebbero rivelare tutt’altro che educatori modello, sarebbero proprio loro a coltivare trasgressioni maligne all’interno della scuola in cui operano. Qualche genitore si accorge pure – e protesta anche vivacemente – di una certa anomalia nel comportamento, per esempio del professor Seiji Hasumi (Hideaki Ito, attore molto noto in Giappone, per il cinema e per la televisione), ma intervenire sul rapporto insegnante-studente è purtroppo non facile e spesso più scomodo di quanto si pensi. L’Accadamia Shinko, ben frequentata da ragazze e ragazzi non poveri, è teatro ideale per le gesta di Hasumi. Imbrogli agli esami, molestie sessuali, bullismo, sembra non mancare niente, ma in superficie tutto si svolge regolarmente. Il prof. Hasumi lo sa e usa la sua faccia di bravo giovane insegnante per esercitare la simpatia con i colleghi e con i ragazzi. Se poi viene sorpreso ad accettare le avances della graziosa allieva Miya (Erina Mizuno), quasi suo malgrado – così sembra e sembrerà nel prosieguo delle reazioni progressivamente più efferate – si vede costretto a provvedere, non tanto alla propria difesa quanto ad una sorta di necessaria “sistemazione” radicale del caso. Sì, perché nel frattempo il suo collega Takeki Kume (Takehiro Hira) si rivela propenso a esercitare l’omosessualità con un ragazzino e si mostra facile e utile obbiettivo di ricatto. Non mancherà il suicidio di un altro collega, il professor Masanobu Tsurii (Mitsuru Fukikoshi), confermandosi la ragionevolezza della legge psicologica chiamata “effetto Werther”, attribuibile a Johann Wolfgang Goethe. Ma in tutto il quadro, ciò che più conta è il “divertimento” autoriale di Miike. Senza quasi darlo a vedere, il regista “normalizza” la strage tracciandone una successione di paragrafi consequenziali, supportato dalle immagini nitide di Nobuyasu Kita e dal sonoro prorompente delle fucilate. Hasumi imbraccia un fucile-cannone che squarcia i corpi delle vittime, sottoposte una ad una all’implacabile a-emotiva esecuzione, attuata su di loro – colpevoli di esistere qui e oggi – dall’insegnante vendicatore. Alquanto misteriosa, se non per un’intuibile e generica psicopatia, la frenesia omicida del professore bello e modello, con l’eccezione del sarcastico saluto finale agli allievi trucidati: «Congratulazioni a tutti per il diploma». Espressione pesante se presa sul serio, ma il “gioco” della regia è talmente palese da azzerare risvolti seri. Meglio attenersi a una lettura “leggera”, tanto non è che un film.

Franco Pecori

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9 Novembre 2012