Une vie meilleure
Une vie meilleure
Cédric Kahn, 2011
Fotografia Pascal Marti
Guillaume Canet, Leïla Bekhti, Slimane Khettabi
Roma 2011, concorso
Cè una casa nel bosco… L’ha trovata Yann (Guillaume Canet, L’enfer 2005, Last Night 2010), cuoco francese disoccupato e innamorato di Nadia (Leïla Bekhti), cameriera libanese con la quale ha deciso di provare l’avventura di aprire un ristorante in proprio. La casa è malandata ma può essere rimessa a posto con qualche spesa ed è adattissima allo scopo. Ne sarà contento anche il piccolo Slimane (Slimane Khettabi), il figlio ” senza padre” a cui Nadia deve pensare e che già sembra affazionarsi a Yann. Cédric Kahn (La noia 1998, Roberto Succo 2000 e Les regrets, passato al festival di Roma nel 2009 e non ancora uscito in Italia) si mostra regista sensibile all’umanità dei personaggi. Il rapporto tra Yann e Slimane fa pensare alla bravura di Vittorio De Sica nel trattare i bambini. E anche il resto di Une vie meilleure è realizzato con una poetica “semplice”, non intellettuale e realistica secondo un modo di fare che richiama alla mente il cinema degli anni ‘5o. Nessun artificio tecnico o di montaggio, seguiamo la faticosa e in alcuni tratti drammatica ricerca di una sistemazione da parte della coppia, presi dallo sguardo partecipe di Kahn, in un montaggio lineare e mai “faticoso”. Yann non ha i soldi sufficienti per intraprendere l’attività e viene sommerso dai debiti. Nadia decide di partire per il Canada, nella speranza di trovare finalmente lavoro. Lascia momentaneamente il bambino a Yann promettendo di rientrare appena possibile. Le cose non andranno così lisce, ma è proprio attraverso il racconto delle progressive difficoltà da superare che le figure dei personaggi acquistano consistenza e capacità di coinvolgimento. Il contesto (la precarietà generale) è contemporaneo, eppure il cinema che lo presenta non è tanto diverso dal glorioso neorealismo italiano.
Franco Pecori
29 Ottobre 2011