La complessità del senso
10 05 2026

Poongsan

Poongsan
Juhn Jaihong, 2011
Fotografia Lee Jeong-in
Yoon Kye-Sang, Kim Gyu-Ri
Roma 2011, concorso

A mezzo secolo dall’armistizio che ha posto fine alla guerra di Corea (1953), il Nord e il Sud del paese sono lontani da un accordo di vita e di politica. La zona di confine segnata dal 38° parallelo è tuttora controllata da forze armate delle due parti e passare quella linea, soprattutto da Nord a Sud, è rischiosissimo. In tale scenario si svolge la storia di Poongsan (Yoon Key-Sang) e di In-ok (Kim Gyu-Ri), la storia di un amore romantico che nasce in situazioni drammatiche e finisce in tragedia. Il quadro, avvolto inizialmente in atmosfere misteriose, si arricchisce man mano di elementi del genere “azione e violenza”, tanto da far pensare al migliore Tarantino e non senza qualche punta di supereroismo nelle gesta del protagonista, specie nei momenti di scontro fisico contro i persecutori, suoi e di In-ok. Poongsan, rischiando ogni volta la morte, passa il confine per recapitare messaggi e trasferire anche persone al di là del filo elettrificato. Una delle sue “missioni” riguarda In-ok, che il suo amante, disertore nordcoreano implicato in oscuri giochi e ricatti politici, rivuole con sé. Il regista Juhn Jaihong è stato assistente di Kim Ki-duk (Time, 2006), il quale ha prodotto il suo primo lungometraggio (Beautiful, 2008). Ora l’autore di film che hanno segnato un orizzonte stilistico molto marcato, come Primavera, estate, autunno, inverno… (2003) e Ferro 3 – La casa vuota (2004) ha anche scritto il secondo lavoro di Juhn Jaihong. Le ardue astrazioni del maestro di fusioni vita-simbolo si trasferiscono qui in uno strano e attrattivo miscuglio di generi che, di per sé, crea una coinvolgente suspence narrativo/visionaria, la cui responsabilità è sostenuta soprattutto dal protagonista Yoon Key-Sang, mentre al suo fianco l’altrettanto brava Kim Gyu-Ri traduce in controllata emotività la passione per il giovane e silenzioso eroe che la porta in salvo dal Nord al Sud. Poongsan risponderà col silenzio fino alla fine, nonostante le truculenti torture subite, all’assillante domanda: «Sei del Nord o del Sud?». È un rifiuto, il suo, che denuncia la non più sopportabile ristrettezza della scelta, entro la quale i parametri di fedeltà e tradimento si fondono e si confondono nel politico e nel privato, in una prospettiva che, dopo 50 anni di lotte, dovrà ormai cambiare. Qualche dubbio viene dagli stessi anti-imperialisti nordcoreani, se uno di loro ammette: «Più passa il tempo, più è difficile uccidere le persone». E non per niente proprio Poongsan, allo stremo delle forze, ha l’idea di far ritrovare i contendenti sopravvissuti alla carneficina tutti in uno stesso locale per una “sparatoria da camera”, estrema soluzione “intellettuale” che definisce i confini dell’assurdo storico.

Franco Pecori

28 Ottobre 2011