La complessità del senso
06 10 2022

Sanremo Mahmood e Blanco


Amadeus

Il palco dell’Ariston

Brividi

Mahmood & Blanco

“Ho sognato di volare con te/Su una bici di diamanti/Mi hai detto “Sei cambiato, non vedo/più la luce nei tuoi occhi”/La tua paura cos’è?/Un mare dove non tocchi mai anche se il sesso non è/la via di fuga dal fondo/dai non scappare da qui/non lasciarmi così/Nudo con i brividi/a volte non so esprimermi/e ti vorrei amare,/ma sbaglio sempre/e ti vorrei rubare un cielo di perle/e pagherei per andar via,/accetterei anche una bugia/e ti vorrei amare ma sbaglio sempre/e mi vengono i brividi, brividi, brividi/Tu, che mi svegli il mattino/tu, che sporchi il letto di vino/tu, che mi mordi la pelle/con i tuoi occhi da vipera/e tu, sei il contrario di un angelo/e tu, sei come un pugile all’angolo/e tu scappi da qui, mi lasci cosi./Nudo con i brividi/a volte non so esprimermi/e ti vorrei amare,/ma sbaglio sempre/e ti vorrei rubare un cielo di perle/e pagherei per andar via,/accetterei anche una bugia/e ti vorrei amare ma sbaglio sempre/e mi vengono i brividi, brividi, brividi/Dimmi che non ho ragione/vivo dentro una prigione/provo a restarti vicino/ma scusa se poi mando tutto a puttane e non so dirti ciò che provo,/è un mio limite/Per un ti amo ho mischiato/droghe e lacrime/Questo veleno che ci sputiamo ogni giorno/io non lo voglio più addosso/Lo vedi, sono qui,/su una bici di diamanti./uno fra tanti./Nudo con i brividi/a volte non so esprimermi/e ti vorrei amare,/ma sbaglio sempre/e ti vorrei rubare un cielo di perle/e pagherei per andar via,/accetterei anche una bugia/e ti vorrei amare,/ma sbaglio sempre/e mi vengono i brividi, brividi, brividi”.

IL RESTO

2-Elisa, O forse sei tu
3-Gianni Morandi, Apri tutte le porte
4-Irama, Ovunque sarai
5-Sangiovanni, Farfalle
6-Emma, Ogni volta è così
7-La Rappresentante di lista, Ciao ciao
8-Massimo Ranieri, Lettera di là dal mare
9-Dargen D’Amico, Dove si balla
10-Michele Bravi, Inverno dei fiori
11-Matteo Romano, Virale
12-Fabrizio Moro, Sei tu
13-Aka 7Even, Perfetta così
14-Achille Lauro, Domenica
15-Noemi, Ti amo non lo so dire
16-Ditonellapiaga e Rettore, Chimica
17-Rkomi, Insuperabile
18-Iva Zanicchi, Voglio Amarti
19-Giovanni Truppi, Tuo padre, mia madre, Lucia
20-Highsnob & Hu, Abbi cura di te
21-Yuman, Ora e qui
22-Le Vibrazioni, Tantissimo
23-Giusy Ferreri, Miele
24-Ana Mena, Duecentomila ore
25-Tananai, Sesso occasionale

L’IMMAGINE DI SÉ
Erano ancora gli anni Novanta quando Pippo Baudo trascinava disperato lo slogan “Sono solo canzonette”. Non era estinta la tendenza a configurare il repertorio in una prospettiva di attrazione ideologica, nell’imbarazzante compromissione posticcia del prodotto musicale con il portato di senso dei testi. Gino Paoli s’impegnava, cauto, a fronte dell’avanzata tsunamica della sociologia aperitivistica, a chiarirci – in un’intervista per il Tg3 – i pericoli della confusione. Negli ultimi anni, il Festival della canzone italiana si è andato appacificando nella tendenza indistintiva del corpo sonoro rispetto all’immagine di sé. Via la possibile e turbativa eleganza del tratto, voce ferma (Amadeus), battute comiche non impossibili, sguardo dritto verso la telecamera. Il rito della scala da scendere – paradosso iniziale radicato in un osiris di stanca memoria – ha preso forma sgraziata e inespressiva, più sostanza carnosa che volo di eleganza. Se non tutta carne, allusività materiali al procedere amministrativo (da minestra) dell’omologazione sotto specie di beneaugurale indistinguibilità. Più in basso, ai piedi della scala, la finta guerra degli stili (una quasi-assenza), nell’indistinzione tecnologica dei suoni, ben calibrata e sfuggente a ogni confronto. Omologazione della sorpresa, si potrebbe concludere, sol che si rivada al trionfo della volta precedente (fuori di testa), “grido” ora aggrazziato in contestualità non dannosa. L’Eternità della Presenza di grintosi quanto aggrinsiti tipi di epocali sopravvivenze prescrive, più che preannunciare, il totalismo equilibristico che in forma di “impressionante” followerismo configura il futuro aprospettico e confermativo venturo. Un’immagine di sé. Chi potrà più dire che “sono solo canzonette”?

Franco Pecori

 

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6 Febbraio 2022