La complessità del senso
02 10 2022

Monica Vitti, PER il cinema

Il disco volante di Tinto Brass (1964), Ti ho sposato per allegria di Luciano Salce (1967), Amori miei di Steno (1978). Film minori (ah Tarantino!) con Monica Vitti, film che hanno avuto un riscontro al botteghino magari superiore a Deserto rosso di Antonioni (1964). Non vale la pena di controllare, conta il concetto. Questo è un pezzo contro il coccodrillo. Ad ogni morte di grande artista – la Vitti se n’è andata il 2 febbraio 2022 – le lacrime per la perdita prendono la forma di un dolore che non sempre coincide con una più generale consapevolezza dell’arte per cui. Per sora nostra matre terra, direbbe Francesco. Quel “per” fece discutere i lettori più specialisti della storia della letteratura italiana. Per il nuovo cinema di Michelangelo: ma provate a chiedere al “pubblico” un riecheggio memore verso La ragazza con la pistola (Mario Monicelli, 1968) o verso Polvere di stelle (Alberto Sordi, 1973). Capolavori, altro che l’Incomunicabilità. Ma il capolavoro non esiste. È la storia il luogo di valutazione dei valori. Provate a chiedere, così in giro, in che senso Antonioni ha cambiato il cinema italiano, il cinema, nel rapporto linguaggio-realtà. Silenzio, solo qualche sussurro e qualche sospiro. Per il futuro, dopo la montagna di storie “tratte da una storia vera”, i coccodrilli celebreranno il proprio disvalore. E tutti vivranno felici e contenti.

Franco Pecori

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2 Febbraio 2022