La complessità del senso
26 06 2022

Memory

Memory
Regia Martin Campbell, 2021
Sceneggiatura Dario Scardapane
Fotografia David Tattersall
Attori Liam Neeson, Taj Atwal, Harold Torres, Ray Fearon, Monica Bellucci, Ray Stevenson, Guy Pearce, Mia Sanchez, Daniel De Bourg, Natalie Anderson.

Questione di memoria, ma poi meglio tardi che mai. Alex Lewis, killer a contratto, altzeimer incombente, scrive appunti sul suo braccio sinistro. Sparatorie, inseguimenti, ferimenti sanguinolenti e insomma le cose che capitano in un thriller d’azione “cancelleranno” un ultimo indirizzo, essenziale per la risoluzione del problema. Ma a tutto c’è rimedio e se il cinema è buon cinema (“fatto bene” si diceva prima delle teoriche moderne), rispettoso del giusto uso degli stereotipi, la conclusione sarà logica e consequenziale, anche implicativa di una morale d’attualità. Tra Mexico e Texas, si sa, il confine è incerto come il rapporto traffico-giustizia. A El Paso, la magnate Davana Sealman (Monica Bellucci) domina una complessa organizzazione malevola, in combutta con la Legge. La signora ha un figlio violentatore di bambine e una vita tra cocktail e riservatezza. Da quelle parti si usa disfarsi il più possibile dei/delle minori, possibili testimonianze scomode. La loro eliminazione, mentre per la polizia è questione di numeri, viene perfino utilizzata come “biglietto da visita” per le azioni d’oltreconfine. Ma c’è un limite a tutto. Quando Alex, in procinto di mettersi a riposo, riceve un ultimo incarico, dal fondo della sua coscienza emerge un orrore non più tollerabile. C’è di mezzo una tredicenne, una bambina che alla sua età è già ridotta a disegnare tracce colorare di deserti, immagini istruttive sulla condizione in cui è già ridotta la sua vita interiore. Il killer diventa “morbido”. Raccoglie le sue ultime forze fuggendo e sparando anche contro gli uomini FBI e riscatta la propria collezione di misfatti con un ultimo sacrificio di stampo morale. Era necessaria una presenza speciale e la scelta di Liam Neeson si rivela perfetta. Lo Schindler del 1993 è indimenticabile. La sofferta consapevolezza di quella scelta di parte, non si cancella. E ora, in una città che ogni giorno diventa “sempre più simile all’Afghanistan”, il moribondo Lewis (si trascina sanguinante già dopo un’ora e 12 minuti)  con un guizzo di memoria consegna all’umanissimo agente Vincent Serra (Guy Pearce) la chiave risolutiva per il riscatto finale. Pistole col silenziatore presenti dall’inizio alla fine, ma senza atletismi elettronici, mantengono la suspence entro una cifra convenzionale tutt’altro che sgradevole.

Franco Pecori

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16 Giugno 2022