La complessità del senso
12 08 2022

Matrix Resurrections

Matrix Resurrections
Regia Lana Wachowski, 2021
Sceneggiatura Lana Wachowski, David Mitchell (IV), Aleksandar Hemon
Fotografia John Toll, Daniele Massaccesi
Attori Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss, Yahya Abdul-Mateen II, Jessica Henwick, Neil Patrick Harris, Priyamka Chopra, Christina Ricci, Jada Pinkett Smith, Lambert Wilson, Daniel Bernhardt, Telma Hopkins.

Un videogioco. Sa di video. Come l’aria che respiriamo. Sarà un loop, chi lo sa. Niente di nuovo, usuale benefico veleno autoprodotto dalle aspirazioni speculative dell’uomo (maschile convenzionale, ovvio). Genere, sequel, copia. Inevitabile, visto che si nasce già “copiando” (dna). Nuovo anno, pandemia covid in corso, non c’è di meglio che prendere atto: Matrix, pur se non fosse la realtà sola che possiamo più immaginare. Il problema è entrare in gioco. Un solo interrogativo ancora irrisolto: il soprabito lungo, una moda che attinge ai secoli mentre di attingere non ve ne sarebbe più bisogno – sarà un fondo di romanticismo, piuttosto medievale, ultima traccia forse, da raschiare nel barile, della storia insensata – insensata rispetto al senso che tuttora è da cogliere, ma questo è un discorso altro. Il nuovo appuntamento con il mito di Matrix non è, non vuol essere, progetto di novità, è ripetizione conscia, ricalco impassibile (usuale) di alterità ossessionante, sostitutiva. Non si vede come si potesse non farne un altro, un altro mondo/matrice, visto che il tempo dell’orologio è mito e che il mito è aria da respirare. Si esercitino altri nella sinossi. La parola stessa fa orrore. Noi ci coccoliamo nel senso non del tutto sensato, aperto all’incongruenza. Buona visione e Buon Anno. Neo/nuovo incomprensibile come parola e come Parola. E ci piace, come l’aria che respiriamo. O vogliamo dire che il mestiere oggi è di inventare e allestire videogiochi, dato che di calzolai non se ne vede più l’ombra? Ma per carità, gli è che Thomas non ha idea di chi fosse Neo e prova a risolvere l’incoscienza con la Pillola Blu. Psicoanalisi all’americana, il resto viene da sé. Per i soldi. Ma quali soldi, di chi, per chi. Ce ne vuole ancora, prima che il progetto si conformi e non ci di-verta più. Tranquilli, Trinity è Tiffany, madre con figli. La madre sua amava Audrey Hepburn. Perché usare il vecchio codice per rispecchiare qualcosa di nuovo? Forse non è la storia che pensiamo che sia. Forse non è il mondo reale. La scelta è un’illusione. Ma che strane parole.. Cast super, bella la fotografia. [Quarto esemplare, dopo Matrix 1999, Matrix Reloaded 2003, Matrix Revolutions 2003. Si può tornare indietro e si può andare avanti. Avanti è una parola grossa].
Nota 1 – gli inserti riflessivi sul senso culturale della Matrix sono funzionali alla funzione nota.
Nota 2 – La presenza dell’analista richiede fiducia, fino a trasporre il senso del film tutto sul versante “realistico”.  Sì sì, una reale finzione. Resurrezione è parola mitica. Evitiamo. Finale aperto ad altre possibilità.

Franco Pecori

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1 Gennaio 2022