La complessità del senso
20 05 2022

Lucio Dalla, Dieci anni


Lucio Dalla, nato a Bologna il 4 marzo 1943, è morto improvvisamente per un infarto il 1° marzo 2012 a Montreux. Il musicista era in Svizzera per una serie di concerti. Aveva recentemente partecipato al Festival di Sanremo. Autoironico e narciso, melanconico e beffardo, svenevole e allegro, melodico e sperimentatore di suoni (specialmente con la voce), ha lasciato per molti un vuoto umano e anche un’eredità musicale, soprattutto sul versante della libertà espressiva. Le sue composizioni sono difficilmente catalogabili nei generi. In tempo di Wikipedia, inutile snocciolare la discografia, ciascuno può riandare con la propria memoria ai pezzi preferiti.

A dieci anni dalla morte
Mostra al Museo Civico di Bologna
4 marzo – 17 luglio 2022
per celebrare la figura dell’artista.

Oltre  dieci  le  sezioni  in  cui  è  suddivisa  l’esposizione:  Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali, Dalla ci racconta, Il clarinetto, Il museo Dalla, Dalla e la sua musica, Dalla e il cinema, Dallae il teatro, Dalla e la televisione, l’Universo Dalla, Dalla e Roversi, Dalla e la sua Bologna. Insieme ai documenti, tante foto, filmati, abiti di scena e altri aspetti che ci raccontano la sua vita, l’arte e le sue passioni.

Il Sindaco di Bologna Matteo Lepore: Quello tra Lucio Dalla e Bologna è un legame indissolubile e straordinario che traspare dalle sue canzoni e nel ricordo personale che molti bolognesi conservano di lui. A 10 anni dalla sua scomparsa, Bologna Città creativa della musica Unesco vuole celebrare la sua musica, le sue canzoni, il suo genio, attraverso una grande mostra.Voluta dalla Fondazione Lucio Dalla, con il sostegno del Comune di Bologna, al Museo Archeologico sarà possibile rivivere emozioni e ricordi e scoprire aspetti inediti di Lucio, che tanto haamato Bologna e che da Bologna è fortemente ricambiato. Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna: Abbiamo tutti una canzone di Lucio nel cuore. I suoi brani, la sua poetica, hanno accompagnato come una colonna sonora la nostra vita e quella di generazioni di italiani. È una prerogativa solo dei grandi artisti, quella di riuscire a essere così empatici, capaci diinterpretare con le parole e la melodia di una canzone anche il nostro vissuto e i nostri stati d’animo. Alessandro Nicosia curatore e organizzatore della mostra: partendo dall’infanzia, viene evidenziato come il rapporto con la musica di Lucio Dalla è sempre centrale ed è un elemento continuativo.

Gianni Morandi: «Ci conoscevamo dal ’63 e eravamo legati anche dal tifo per il Bologna oltre che dalla passione per la musica. Mi manca l’amico. E’ stato uno dei più grandi, autore, cantante, musicista, jazzista».

Per non santificare Lucio, giacché non ne ha bisogno, ricordiamo qui il passaggio iniziale di un tragitto estetico che avrebbe portato il musicista dalla passione per il jazz tradizionale, quando fu da clarinettista nella Rheno Dixieland Band e nella Second Roman New Orleans Jazz Band, alle preferenze “leggere”, nella formazione dei Flippers. Siamo negli anni Sessanta, il giovane strumentista bolognese (4 marzo 1943), ha occasione di frequentare personaggi importanti come Chet Baker e Charles Mingus, ma una certa irrequietudine lo farà decidere per il cantautoriato. Lucio ebbe modo di esprimere, partecipando a un programma televisivo per giovani (questo è il punto), un giudizio piuttosto definitivo verso la musica jazz. Un ragazzo del pubblico gli domandò come mai avesse deciso di lasciare il clarinetto jazz per dedicarsi alla canzone: “il jazz? Una tristezza”, fu la risposta. Eravamo presenti, restammo delusi. Da lì a qualche anno sarebbe arrivata dall’America l’ondata delle nuove forme del jazz, con altri musicisti, altri personaggi, altri suoni. Sarebbe stato un jazz nuovo, di cui oggi i giovani non sanno nulla, sebbene inconsapevolmente se ne nutrano. Ed è appunto tale la tristezza.

Franco Pecori

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4 Marzo 2022