La complessità del senso
30 11 2022

Il piacere è tutto mio

Good luck to you, Leo Grande
Regia Sophie Hyde, 2021
Sceneggiatura Katy Brand
Fotografia Bryan Mason
Attori Emma Thompson, Daryl McComack, Isabella Laughland

Nancy Stokes (Emma Thompson), professoressa di religione in pensione e vedova, in tutta la sua vita non ha provato un solo orgasmo. Lo racconta a Leo Grande (Daryl McComack), giovane professionista di incontri di sesso, in una camera d’albergo che ha prenotato,  avendo deciso di provare finalmente a sbloccare la propria situazione. I due personaggi sono protagonisti di una commedia delicata e senza veli. Nancy e Leo si comportano con discreta franchezza. Inizialmente c’è da superare la ritrosia della donna che ha vissuto un matrimonio in cui il marito ha ritenuto il sesso orale una forma indegna di godimento. Si sviluppa un dialogo-confessione, Leo è gentile, comprensivo ed ha anch’egli qualcosa da raccontare prima che l’esercizio fisico si svolga. Si svolgerà, sul filo di una progressiva confidenza, al di là del contratto stabilito. Nel corso dei quattro incontri che la sceneggiatura ci propone con sapiente progressione, i due attori daranno sostanza umana al programma, entrambi, Nancy e Leo, disponibili a confessare le proprie contraddizioni nell’interesse del risultato, un traguardo che strada facendo si rivela progressivo e metodico. Con arte alta e profonda la Thompson risolve in sorriso, evitando didascalie e puntando invece sulla valenza del corpo, presente ed espressivo, senza esibizione, insieme alla parola. Una delle parole, forse la più determinante, Nancy la ritrova nel sottofinale, che non riveliamo nella sua scansione scenica. La professoressa di religione pesca nella memoria il sostantivo concupiscenza, parola di origine medievale il cui senso spiegò alle studentesse in minigonna, attingendo alla lezione di Sant’Agostino: dalla concupiscenza il Peccato Originale. La scena è gustosissima, la vedrete, come vedrete poi Nancy chiudere il film, guardandosi in piena franchezza allo specchio. L’australiana Sophie Hyde compone lo sguardo con ironica franchezza e con appassionata dolcezza di tratto. Dal Sundance Film Festival il suo film è approdato alla Berlinale 2022 (Special Gala), confermando la spiccata sensibilità della regista verso tematiche non facili – il precedente lavoro, 1952 Tuesdays (Sundance 2014), parla di un adolescente la cui madre vuole cambiare sesso.

Franco Pecori

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10 Novembre 2022