La complessità del senso
25 05 2022

Il male non esiste

Sheytan vojud nadarad
Regia Mohammad Rasoulof, 2020
Sceneggiatura Mohammad Rasoulof
Fotografia Ashkan Ashkani
Attori Ehsan Mirhosseini, Kaveh Ahangar, Mohammad Valizadegan, Mohammad Seddighimehr, Baran Rasoulof.
Premi Berlino 2020: Orso d’Oro.

Nella fattoria, le galline e la volpe: due vite, lo stesso valore? Sparare col fucile è anche bello? Affatto, la questione è seria, ce la pone l’iraniano Mohammad Rasoulof nell’ultima delle quattro storie che compongono il suo film premiato alla Berlinale. Siamo in una fattoria lontana dalla città e dal mondo, dove il medico Bharam (Mohammad Seddighimehr) s’è rifugiato con il suo alveare e col suo pollaio. Diversi nella sostanza del contenuto ma omogenei nella portata filosofica, i racconti esprimono con forza poetica l’istanza profonda della libertà di vivere in libertà e il dramma di poter rifiutare l’obbedienza a certi obblighi politici. Il rispetto della vita di tutti gli esseri viventi è la legge più generale che viene cancellata ogni volta che alcuni fingano che il male non esiste. Nel primo racconto Heshmat (Ehsan Mirhosseini), bravo padre di famiglia, ha un lavoro notturno che contrasta con la sua “bontà” convenzionale. Vediamo poi il giovane soldato Pouya (Kaveh Ahangar) di fronte alla domanda: stare zitto e obbedire ai superiori anche quando si tratta di eseguire una condanna a morte? Un altro giovane, Javad (Mohammad Valizadegan), corre dalla fidanzata per festeggiarne il compleanno. Ma la ragazza è turbata. Un dolore la invade, qualcuno che ha rappresentato molto della sua crescita non potrà essere presente. Infine la volpe, nel “deserto”, assiste alla dolorosa confessione di Bharam a Darya (Baran Rasoulof). La ragazza è andata a trovarlo convinta di fare visita allo zio. L’inquadratura finale non è consolatoria. Ferma lungo la strada nel panorama desolato, l’auto di Bharam sembra non dover proseguire. La lezione di Rasoulof ha il pregio di non presentarsi come tale. Le quattro storie vivono del proprio pathos, mai appesantite da trasparenze moralistiche; una pungente e amara ironia ne denuncia la drammatica radice storica.  [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI]

Franco Pecori

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10 Marzo 2022