La complessità del senso
26 05 2022

Freaks Out

Freaks Out
Regia Gabriele Mainetti, 2021
Sceneggiatura Nicola Guaglianone, Gabriele Mainetti
Fotografia Michele D’Attanasio
Attori Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski.
Premi Venezia 2021: Leoncino d’Oro, Premio Lizzani, atr. esord. Aurora Giovinazzo.

Solito problemaccio di popolare-non-popolare che i più recenti media accentuano, nella contraddizione interna al tema anche semiologico: una chiave di lettura “specialistica” per la comprensione del senso più “semplice” attenua di molto la connotabilità diretta.  Roma, 1943. Matilde, Cencio, Fulvio e Mario vivono nel circo di Israel. Quando Israel scompare, i quattro fenomeni da baraccone restano soli. Qualcuno ha messo gli occhi su di loro, con un piano che potrebbe cambiare i loro destini. Il circo si sfascia per via della guerra, subentrano le fantasie pazzesche/naziste di un ufficiale tedesco che sogna soluzioni impensabili perfino al di là del progetto hitleriano. Ma è sconsigliabile stabilire una distanza troppo accentuata dal punto di partenza di Guaglianone/Mainetti: Jeeg Robot. Lo sapevamo. Ora cannonate contro il “nazismo”, inquadrature e costumi contro la convenzione antagonista, eroi-superstraccioni-popolari contro la sovrabbondanza del senso. Effetto Marvel, qui da noantri. Le colpe di Fellini ricadono su di noi. Mezzapiotta è il circo. Nella morsa romanesca, l’umorismo si schianta contro le velleità convenzionali, “Niente è come sembra”. Boh. Crodino assente (ablativo assoluto), la riduzione a circo perde mostruosità da tutti i pori, ogni ingenuità è proibita, ogni visione è imperdonabile vaghezza. Nel quartiere del popolo, fumo fumetto gracchia sublime alla caccia di fantasie salvifiche. Se non fosse che non ci caschiamo, la comicità delle Origini (neo-neo-neo realistiche) benedirebbe i costi milionari con l’intrattenimento divertente tipologico, investimento dell’Altro nel miscuglio del ronzio fantarealistico. Sovrabbondanza di senso. I risparmi di Roma città aperta non li dobbiamo nemmeno pensare. E la pazzia dello sconfitto Franz sa di “Signora mia”. La guerra non ha vincitori, certo. Il partigiano gobbo (Mazzotta) canta Bellaciao e d’attorno parodie magiche dell’orrore imprigionano insistenze estetiche superflue. Assente Sofia/Cesira, Vittorio si rigira disperato lungo il viaggio dei deportati. Matilde (anche se Aurora Giovinazzo è brava) non è Rosetta. E vuoi vedere che un salto tecnologico comporrà per noi una sinfonia di immagini catastrofiche nel cellulare che qualche magia regalerà all’allucinato Franz? Spegnere i cellulari, per favore, durante la proiezione. Contro il nazismo, superpoteri romaneschi: bella trovata.

Franco Pecori

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28 Ottobre 2021