La complessità del senso
05 10 2022

È stata la mano di Dio

È stata la mano di Dio
Regia Paolo Sorrentino, 2021
Sceneggiatura Paolo Sorrentino
Fotografia Daria D’Antonio
Attori Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Betti Pedrazzi, Biagio Manna, Ciro Capano, Enzo Decaro, Lino Musella,Sofya Gershevich, Carmen Pommella, Paolo Spezzaferri, Rossella Di Lucca, Antonio Speranza, Dora Romano, Lubomir Misak, Cherish Gaines, Alfonso Perugini.
Premi Venezia 2021: Leone d’Argento-Gran Premio della Giuria, Premio Marcello Mastroianni: Filippo Scotti. Miglior Attore: Toni Servillo. Candidato all’Oscar 2021.

“Non ti disunire, Fabio”. Da Napoli a Roma, dal teatro al cinema, dal dolore e dall’abbandono (la perdita dei genitori) al viaggio in un treno che scorre e buca lo schermo nero verso il sogno di una verità ripescata, di una forma montata da dentro a fuori e da fuori a dentro, secondo un ritmo interno che è la sostanza e il senso del film. Il ragazzo che intraprende il viaggio fa pensare al Moraldo del ’53, ma non è Rimini, è Napoli, la Napoli di Pino Daniele, la cui voce sul nero dei titoli di coda giustifica e predice il continuum d’un sogno che si realizza e mentre si realizza soffre, ironizza, resiste. Fabio (Filippo Scotti, genialmente individuato per la parte di Sorrentino giovane) pensa al padre (Toni Servillo) che cambiava il programma pigiando sui tasti del televisore con un bastone, nagandosi al telecomando; e avrà qualcosa da raccontare, ora che ha dentro la rabbia di non aver visto i genitori dopo la disgrazia, negati per un incidente alla felicità d’una casetta a Roccaraso. Seguirà il consiglio del regista Capuano (Ciro Capano), nello splendore serale del mare e del Vesuvio: “Non ti disunire”. Dopo La grande bellezza, l’attacco, di nuovo, dal volo panoramico di un elicottero accentua il nodo felliniano (da sciogliere). Più intenso, più “vero”, il coraggio di farsi giovane sul serio, di guardare il mondo, le cose d’attorno, le persone/figure della fiaba napoletana  (era arduo il solo pensare di riscattare la realtà comico-satirica e drammaturgica in un montaggio di memorie figurali e di tagli/tempi da moviola interiore), il coraggio estetico (non più della “Bellezza”) dell’autore adulto si traduce nella “Leggerezza” della prima parte, con le figure amorevolmente ironiche della famiglia napoletana, della convivenza commediografata con tenerezza acida e con sofferenza addolcita del sentimento del ragazzo, liceale che pensa alla Filosofia mentre cerca una praticità da spalmarsi sulla pelle. Sarà il cinema. Proprio nei giorni dell’atteso arrivo di Maradona a Napoli – 13 miliardi di fideiussioni nel 1984 – il dolore funebre invade il cuore di Fabio e, come la “mano di Dio” che lo ha salvato dalla disgrazia d’un fuoco acceso con imprudenza, lo spinge a non fermarsi e a partire. Il ragazzo non si disunisce. Il film, in una Napoli che si nega al “documentario” di genere e si offre alla tenerezza ispida di un narrato ellittico e mai accondiscendente, si divide vistosamente in due parti diegetiche. Dolorosa la seconda, con tempi di montaggio più fluidi, risulta meno “divertente” e più riflessiva. Mai però, durante tutto il corso del racconto, si attenua l’attrazione fisica di un’umanità sensuale nel vissuto, lontano da un taglio sintetico che avrebbe spostato l’opera verso una “biocifra” meno produttiva di senso. Contribuiscono alla qualità stilistica le interpretazioni sublimi di Filippo Scotti (Fabio/Sorrentino), Teresa Saponangelo (Maria, madre di Fabio e moglie di Saverio, un Toni Servillo perfetto nella misurata “sottrazione”), Luisa Ranieri (la sensuale zia Patrizia), Betti Pedrazzi (la baronessa del piano di sopra).

Franco Pecori

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24 Novembre 2021