La complessità del senso
04 10 2022

Belfast

Belfast
Regia Kenneth Branagh 2021
Sceneggiatura Kenneth Branagh
Fotografia Haris Zambarloukos
Attori Caitriona Balfe, Judi Dench, Jamie Dornan, Ciarán Hinds, Colin Morgan, Jude Hill, Michael Maloney, Lara McDonnell, Gerard Horan, Conor MacNeill, Gerard McCarthy, Olive Tennant, Lewis McAskie.
Premi Roma 2021: Alice nella città reg, Golden Globe 2022: sg. Oscar 2022: sg.

I colori e la luce di Belfast, dell’Irlanda oggi. Paese dai contrasti forti. Il bianco&nero della memoria per il resto del film, a partire dal 15 agosto 1969. Il colore tornerà nel finale, a chiudere. La musica di Van Morrison per un suono dentro e oltre il senso del film (Down to Joy, And the healing has begun). L’esperienza infantile e la crescita di un bambino in casa e nelle vie del quartiere, giocando e soffrendo del clima di violenza d’attorno, tra protestanti e cattolici, con aperture e ottusità inestinguibili. Il protagonista è il piccolo Buddy (bravissimo Michael Maloney), di famiglia protestante, scolaro alle elementari (una scuola rigidamente meritocratica, al di là dei modi “aggraziati” della maestra). Il padre (Jamie Dornan) e la madre (Caitríona Balfe) di Buddy sono impegnati nella difficile ricerca di equilibrio tra ancoraggio a luoghi e storia e “salvezza” nel trasferimento verso mondi lontani. È il cuore del film, come suggerisce la dedica finale:  “Per coloro che sono rimasti, per coloro che sono partiti e per tutti coloro che si sono persi”. I nonni (Judi Dench e Ciarán Hinds), figure umanissime e tenere, testimoniano il passare del tempo e la ragione del proseguire. L’altro figlio, Will (Lewis McAskie) adolescente, comprende i problemi del padre, pronto a seguirlo. Ma è soprattutto attraverso lo sguardo di Buddy, i suoi sentimenti, le sue scelte, la sua voglia di capire, di elaborare, di amare (la bambina compagna di scuola, cattolica e disponibile), che riviviamo il momento drammatico di una storia infinita, lontana e vicina. Più De Sica che Haneke. Viene in mente il piccolo Pricò (Luciano De Ambrosis) de I bambini ci guardano (1943). Il britannico Kenneth Branagh (Belfast 1960) registra l’intelligenza e la sensibilità del piccolo testimone piuttosto che affondare la lama del giudizio storico nelle vicende che pure racconta. Altra presenza, contestuale e insistita, sono alcune “figure” del cinema citate non per un semplice narcisismo creativo. Riemergono dalla memoria Steve McQueen (il suo nome è usato per apostrofare in strada il padre di Buddy), una Raquel Welch in costume preistorico (One Million Years B. C., Don Chaffey 1966), John Wayne e James Stewart in The Man Who Shot Liberty Valance (John Ford 1962), Gary Cooper e Grace Kelly in High Noon (Fred Zinneman 1953); perfino Ginger Rogers e Fred Astaire in un contesto di festa popolare/familiare. Buddy cita addirittura apertamente un film-gangster che gli piace molto: Robin and the Seven Hoods, di Gordon Douglas (1964), con Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr. e Peter Falk. Non manca un’occhiata all’attualità televisiva: sul piccolo schermo vediamo un servizio dedicato a L’astronave Enterprise – Lo spazio, ultima frontiera. Pronto a cimentarsi per l’Oscar.

Franco Pecori

 

 

 

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24 Febbraio 2022