La complessità del senso
16 08 2022

Ariaferma

Ariaferma
Regia Leonardo Di Costanzo, 2021
Sceneggiatura Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella
Fotografia Luca Bigazzi
Attori Toni Serpillo, Silvio Orlando, Fabrizio Ferracane, Salvatore Striano, Roberto De Francesco, Pietro Giuliano, Nicola Sechi, Leonardo Capuano, Antonio Buil, Giovanni Vastarella, Francesca Ventriglia.
Premi Venezia 2021: Pasinetti, at Toni Servillo

Pochi giorni di attesa perché il vecchio carcere destinato alla chiusura possa chiudere i battenti. Nella struttura ottocentesca, tra le montagne della Sardegna, resta una dozzina di detenuti. Tempo e spazio si ristrutturano in una dimensione non più “realistica”, lasciando spazio a nuovi sentimenti, a nuove portanze morali, al disgelo della rigidità delle regole, al bisogno comune, di carcerati e guardie, di accettare almeno una parentesi di rinnovata umanità, nei rapporti se non nelle più profonde aspirazioni. Una prospettiva, uno spiraglio o anche semplicemente un’occasione che si chiude nella parentesi burocratica. Un momento di aria ferma, una sosta riflessiva riutilizzabile in un futuro anche prossimo, in una prospettiva da conquistare per vie interne, passando per le coscienze individuali, nella ricerca di un senso collettivo, la cui pratica non sarà soltanto poesia. La sostanza poetica, la struttura del film, definisce, chiude/apre il tema del dentro/fuori, della regola carceraria e delle sue condizioni di civiltà, affidandosi al carattere riflessivo della regia (Di Costanzo ha già dato prova di attenzione estetica in documentari e film di profonda sostanza civile, A scuola 2003, Odessa 2006, L’Orchestra di Piazza Vittorio: I diari del Ritorno 2007, I ponti di Sarajevo 2014, L ‘intrusa2017), fino a suggerire – senza retorica – una trasformazione, o ristorazione, o recupero della coscienza di un destino comune riguardante l’umanità in quanto tale. Non vi sono grandi “scene”, né specifiche commozioni, né drammatici contrasti tra detenuti e guardie. Prevale l’attesa, il tempo diviene occasione, le celle si aprono per una tavolata centrale, quasi una festa di riconciliazione con se stessi e tra tutti, senza qualunquismo, con attenzione ai rischi anche narrativi, con scelta quasi geometrica degli spazi e dei tempi delle inquadrature, non per esercizio formale bensì per coscienza del senso. Un film difficile da immaginare senza la prova di due personalità come quella di Toni Servillo (l’ispettore Gaetano Gargiulo) e di Silvio Orlando (il detenuto Carmine Lagioia). Il loro duetto nei locali della cucina, riattivati per una scelta collaborativa prospettica, tematizzano senza strafare, con eccelsa sapienza attoriale. Decisivo anche il bianco&nero di Luca Bigazzi, profondo e mai ricercando “Bellezza”.

Franco Pecori

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14 Ottobre 2021