La complessità del senso
27 09 2022

Adieu Godard

È morto Jean-Luc Godard. Aveva 91 anni. Questo non è un “coccodrillo”. 1990. Sulla soglia del trionfo forse definitivo dei manierismi – perdura insistente, nutrito dal mezzo televisivo – Jean-Luc Godard propose Nouvelle vague. Una commedia. Fosse stata anche soltanto ironia, era un invito a riflette sull’importanza della svolta estetica degli anni Sessanta: Àbout de souffle, Alphaville. Infine, il cane solitario che si aggira disperato e malinconico tra l’acqua e la terra e non sa a chi “parlare”. Adieu au Language, 2014. Ora che il regista è morto non è proprio il caso di scrivere il solito pezzo per elencarne i capolavori. Meglio un sorriso, ricordando il commento di un collega giovane critico, all’uscita dalla proiezione stampa del film-testamento: “Fatto bene, non ci ho capito niente”. Meglio ricordare la dichiarazione del regista, con il Leone d’Oro in mano a Venezia nel 1983 (Prénom Carmen). Godard ringraziava soprattutto i collaboratori della squadra tecnica, alla moviola, per il montaggio del film. Ora che il montaggio è finito, ci sarà da riflettere, con responsabilità, fino all’ultimo respiro. L’Oscar alla carriera (2011) J-L non lo ritirò mai.

Sensazione di non-finito. Non il “Non-Finito” delle Arti attinenti/attingenti al Finito/Perfetto dell’Umanesimo/Rinascimento, bensì lo svelarsi dello sguardo attento e del giudizio multiforme. Un andare semplicemente (parola impossibile) necessario, non potendo negarsi la provenienza dei materiali senza rinunciare alla dinamicità (il set come luogo dell’improvvisare) del senso formale. Tutto fuorché l’Espressione.

Franco Pecori

 

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13 Settembre 2022