La complessità del senso
16 10 2017

Qualunquemente

Qualunquemente
Giulio Manfredonia, 2010
Fotografia Roberto Forza
Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Mario Cordova, Luigi Maria Burruano, Alfonso Postiglione, Veronica da Silva, Salvatore Cantalupo, Asia Ndiaye, Antonio Gerardi, Massimo Cagnina, Maurizio Comito, Manfredi S. Perrotta, Liliana Vitale, Massimo De Lorenzo, Antonio Fulfaro, Sebastiano Vinci.

Palazzo Chigi? Il Quirinale? No, Cetto La Qualunque non gliela farà. La sua malandrineria, la sua arroganza, la sua cafonaggine non sono all’altezza di certi traguardi. L’ipotesi finale del film è solo abbozzata per eccesso, tanto per tener fede alla cifra comica e all’idea di Albanese (suoi il soggetto e la sceneggiatura, in tandem con Piero Guerrera e con la collaborazione del regista) di portare sul grande schermo il personaggio che in Tv ha avuto il meritato successo. La storia del boss calabrese che torna al paesello dal Sudamerica dopo 4 anni di galera è qualunquemente circoscritta a una situazione troppo locale per rendere credibile una proiezione a livelli assoluti. Più verosimile pare la filosofia di fondo su cui poggia la scelta espressiva del bravissimo attore e dell’intelligente regista (È già ieri, 2003, Si può fare, 2008). Nei panni di Cetto, Albanese toglie il coperchio a un contenitore di “opinioni” diffuse e sotterranee, “idee” che nessuno o quasi ammette di avere e che, invece, hanno in molti. Solo il linguaggio scientifico non ha sottintesi. Tutte le altre forme, dal linguaggio comune ai capolavori dell’arte, contengono, in maniera più o meno esplicita, un bagaglio di ulteriori possibilità interpretative. Anche l’allocuzione  più banale non è mai definibile come univoca, esauribile come compiuta. Cetto convoglia su di sé l’alone del “non detto” che molto spesso è sotteso alle generiche e usuali false moralità del “vivere civile”. È lo stesso meccanismo che ha attirato sui personaggi di Alberto Sordi – specie del primo Sordi, il più “cattivo” – l’ammirazione del vasto pubblico. Certo bisogna essere anche bravi e stiamo appunto parlando di gente speciale. Albanese ha fiutato l’aria, l’ha respirata e la conseguente “emissione” risulta essere di alta qualità… maleodorante. Lo spettatore ride e ringrazia l’attore per avergli tolto l’imbarazzo di dover ammettere che, insomma sì, a volte per avere successo, anche in politica – sia pure a livello locale -, è ammissibile un po’ di spregiudicatezza. E un po’ di volgarità, a patto che si vada al sodo, non guasta. Un villaggio abusivo, niente ricevuta fiscale alla cassa, zero tasse, e “pilu” per tutti. Il maestrino concorrente candidato alla guida del paesello vi sembra che abbia ragione di lamentarsi dei soprusi anche mediatici che deve sopportare perfino davanti alle telecamere? Ma si tratta di una piccola emittente privata e Cetto è talmente simpatico.

Franco Pecori

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21 gennaio 2011