La complessità del senso
18 11 2017

Bowling a Colombine

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Bowling for Colombine
Michael Moore, 2002

George W. Bush, Dick Clark, John Nichols,

Charlton Heston, Michael Moore.

Cannes: Prix du 55ème Anniversaire. Oscar: documentario.

 

Siamo tutti matti? Se lo chiede il regista americano, data l’impressionante diffusione di armi tra i cittadini statunitensi.”Chi non è armato – dice serio uno degli intervistati (il film richiama la forma del cinema-verità) – viene meno al proprio dovere di cittadino”. Il documentario, premiato a Cannes, parte con lo stesso Moore che, per prova, apre un conto in banca: gli viene dato in omaggio un fucile. Siamo nel Michigan, patria del regista. Moore pensa anche alla strage del ’99, quando due ragazzi uccisero 12 alunni e un insegnante del liceo di Columbine, a Littleton, nel Colorado. A tratti feroce nel confronto tra l’humor provocatorio del regista e l’assenza assoluta di dubbio nelle testimonianze a favore della cultura delle armi, Moore avanza la tesi che tutto nasca dalla paura, sentimento storico degli americani. Si cominciò con gli indiani e poi vengono, via via, i neri, gli inglesi, gli arabi. Dalle pistole ai missili, secondo Moore, il passo è breve. Si può essere d’accordo o meno. Non è la tesi che può fare del film un bel film. Ma l’umorismo, netto e pertinente, colpisce e diverte. E quando il dramma si personifica in un personaggio come Charlton Heston, la scena culmina in un cupo e pensieroso finale.

Franco Pecori

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18 ottobre 2002