La complessità del senso
19 11 2017

La versione di Barney

Barney’s version
Richard J. Lewis, 2009
Fotografia Guy Dufaux
Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Minnie Driver, Rachelle Lefevre, Scott Speedman, Bruce Greenwood, Macha Grenon, Jake Hoffman, Anna Hopkins, Thomas Trabachi.
Venezia 2010, concorso: Leoncino d’oro.

Il suo medico gli chiede: «Che macchina hai?» e Barney non sa rispondere, non ricorda più. Già una volta ha dovuto prendere il taxi, convinto che la sua auto fosse stata rubata, mentre le chiavi erano accuratamente custodite in ufficio. L’Alzheimer non perdona l’ebreo-canadese Barney Panofsky (Paul Giamatti) e lo colpisce in maniera grave proprio quando la memoria gli servirebbe per dare, a se stesso e agli altri, la versione giusta dei momenti critici della sua vita complicata. Infatti un poliziotto, il quale ha seguito per anni la non mai chiarita sparizione di Boogie (Scott Speedman), l’amico artista e scrittore col quale Barney ha vissuto giorni “esistenzialisti” nella Roma degli anni ’70 (purtroppo l’ennesima rappresentazione di maniera), ha scritto una biografia che lascia intendere la responsabilità di Barney. Una pistola regalatagli come regalo di nozze dal padre poliziotto sregolato in pensione (Dustin Hoffman), tre mogli “senza pace”, due figli e l’impresa televisiva “Produzioni Assolutamente Inutili”, cioè soap opera di successo che egli, produttore, disprezza e di cui quasi non vuole sentir parlare: è Barney, ma di lui non abbiamo detto ancora niente e sarà difficilissimo dire ancora qualcosa perché la sua vita è un cumulo di strane reazioni alla casualità degli eventi. In fondo, l’unico elemento sicuro che abbiamo per seguire un filo è la capacità del bravissimo Giamatti – qui all’altezza della sua prova migliore (Sideways, di Payne Alexander, 2004) –  di legare il succedersi delle vicende del protagonista in modo da darcene un resoconto insieme sbalorditivo e commovente, divertente e paradossale, eccentrico e umanissimo. Il personaggio è molto diverso da come viene descritto negli appunti di presentazione del film: «un uomo ordinario alle prese con una vita straordinaria». Diremmo invece che Barney trasforma tutto ciò che incontra nella vita in qualcosa di straordinario perché non è un uomo comune. Il suo carattere emotivo, la sua intelligenza e sensibilità ne fanno una persona estremamente reattiva alle sollecitazioni degli eventi quotidiani. “Sfortunato” nel primo matrimonio con la “leggera” Clara (Rachelle Lefevre), Barney ha una strana botta di “fortuna” proprio durante la festa del secondo matrimonio, con la ricca “Mrs P.” (Minnie Driver). Fortuna nel senso che, sebbene ubriaco fradicio (ma quanto alcol in questo film!), lo sposo resta fulminato dall’attrazione per una delle invitate, Miriam (Rosamund Pike), e segue l’impulso di non lasciarla fino alla fine. Non andrà tutto liscio, ma da qui in poi il racconto assume comunque un andamento più concentrato, unitario e coinvolgente. Dopo un avvio alquanto frammentario, ricco di possibili spunti anche polemici, più lasciati però all’intuizione dello spettatore che riconoscibili in una rappresentazione esplicita, il film – tratto dal romanzo di Mordecai Richler – piega deciso verso la “grande storia d’amore”, scegliendo il versante romantico sia pure “corretto all’ironia” e senza lasciarsi prendere dal sentimentalismo.

Franco Pecori

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14 gennaio 2011