La complessità del senso
16 10 2017

Femme fatale

film_femmefatale.jpg

Femme fatale
Brian De Palma, 2002
Antonio Banderas, Rebecca Romijn-Stamos, Peter Coyote.

Meraviglioso. Non è un giudizio di valore. Il film è un bel film di De Palma. Il “meraviglioso” è in senso tecnico: la suspense è costruita sulla meraviglia che lo spettatore potrà provare davanti alle soluzioni stilistiche che servono a montare la trama. E la lettura dell’intrigo è programmaticamente  resa difficile, quasi l’invito ad una fruizione rilassata e “optical”. Un po’ il contrario di Hitchcock, quando ci invita alla “semplice” verifica della differenza tra ciò che noi sappiamo e ciò che i protagonisti del film non sanno.Gioielli da rubare, sostituzione di persona (doppio ruolo per la modella Romijn-Stamos), un ambasciatore preoccupato, un fotografo (umano Banderas) nella parte di “Mister Cinema” (sì il  cinema è arte voyeuristica); e tanta tensione, nella “realtà” e nel “sogno”, con sangue vero e finto e con sessofreddo e “pulp”. La donna è fatale anche perché “mobile”, si sa; e il movimento non manca. La bellissima Laura va e viene in uno spaziotempo interiore, che la rende irresistibile al cinefilo come al paparazzo disgraziato che la coglie alla sprovvista. E tutto funziona a meraviglia, secondo l’infallibile ricetta del “senza un attimo di respiro”.

Franco Pecori

Print Friendly

22 novembre 2002