La complessità del senso
20 11 2017

Spider

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Spider

David Cronenberg, 2002

Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Gabriel Byrne, Bradley Hall,

Kynn Redgrave. 

 

Colto e insieme diretto, tenero e crudele, critico e partecipe. Il film affronta il tema della schizofrenia senza astrazioni né sociologismi, in un “incontro ravvicinato” col protagonista Spider (bravo Fiennes), visto come in soggettiva, ma evitando facili immedesimazioni. Libero e non ancora guarito, Spider cerca una sua “verità” risalente all’infanzia, quando gli sembrò di assistere all’uccisione della madre da parte del padre, per la tresca con una prostituta. La presenza, nella finzione, di Spider bambino e adulto non è mai didascalica. La sofferenza di Spider è resa, con  profonda capacità espressiva, da una specie di monologo continuo, non detto ma sussurrato a strappi, che Fiennes fa scaturire da uno studio serio del personaggio, traducendolo poi nel drammatico “inseguimento”, dialettico e rivelatore, tra adulto e bambino. La perfetta ambientazione (siamo nella periferia operaia di Londra negli anni ’60-’80) fonde due elementi di genere, il “documentario” e il “noir”, in un risultato specifico di emozionante credibilità. Spider vive e rivive, scrive il suo diario segreto, sillaba la progressione della sua implacabile malattia come un uomo in carne ed ossa, che si muove e respira nella realtà.

Franco Pecori

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29 novembre 2002