La complessità del senso
24 09 2017

RCL – Ridotte Capacità Lavorative

RCL – Ridotte Capacità Lavorative
Massimiliano Carboni, 2010
Fotografia Massimiliano Carboni
Paolo Rossi, Emanuele Dell’Aquila, Alessandro Di Rienzo, Davide Rossi, Daniele Maraniello, Biagio Ippolito.

Il documentario di Ugo Gregoretti Apollon, una fabbrica occupata raccontava nel 1969 l’occupazione operaia della tipografia romana Apollon senza avere l’aria di costruire una finzione, senza mettere in campo il regista/giornalista impegnato e consapevole del cinema e del teatro d’avanguardia, Paolo Rossi, che ora con una mini troupe si reca a Pomigliano d’Arco per i “sopralluoghi” di un film sulla crisi delle Fiat al sud. Nel precedente Omicron (1963) lo stesso Gregoretti aveva utilizzato la fantascienza per un apologo sull’alienazione dell’operaio Trabucco del cui corpo s’impadroniva un extraterrestre. Nel docufilm di Carboni, Rossi, calato nei panni del personaggio-guida, si muove in un set in costruzione, oscillando tra film mascherato da inchiesta e inchiesta mascherata da film. L’impressione è che questo RCL sia utilizzabile con maggiore pertinenza, in un contesto critico (critica cinematografica, sociologia, politica) anziché nella prospettiva di un’azione positiva per un chiarimento fruttuoso del difficile rapporto (difficile nel contesto dato, lì e ora) tra produzione industriale e diritti dei lavoratori. Niente di nuovo, nel cinema, se si ripensa a Tempi moderni di Chaplin e a quell’inarrivabile racconto della catena di montaggio. Lo stesso Carboni lo fa dire esplicitamente a Rossi. Ma niente di nuovo nemmeno rispetto ai tentativi di rendere estetico un certo contrasto strutturale, laddove la condizione operaia lasci trasparire con più evidenza le contraddizioni (la parola è d’epoca ma resiste) che stanno alla base del mondo in cui viviamo. Il “regista” Paolo Rossi scruta il contesto, cammina per le vie dell’ex paesotto agricolo, intervista il sindaco, il parroco, il sindacalista e gli operai cogliendoli in un momento di vita “al naturale”, fuori dalla fabbrica. Sarebbe un ulteriore contributo rispetto a ciò che sappiamo dalla televisione e dai giornali. Ben venga, certo. Ma c’è qualcosa in più e Rossi lo sottolinea. Qui, sul set di Ridotte Capacità Lavorative, la parola d’ordine è: «surrealismo civile». Qui interviene il cinema, tanto che sarebbe non solo inutile ma controproducente descrivere la soluzione espressiva e stilistica con cui il documentario si risolve in film, con cui l’immaginario dello spettatore può seguire i “suggerimenti” della regia, apprestandosi a comporre un quadro non ingenuo, bensì adeguato alla linea metaforica impersonata dal bravissimo comico. Marchionne o non Marchionne, il cinema è cinema. Nota – Lo scrivente, una quarantina di anni fa, ha suonato il Free Jazz nelle cantine romane. Sulla locandina dei concerti c’era scritto: «concerto operai e studenti».

Franco Pecori

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10 dicembre 2010