La complessità del senso
23 11 2017

American Life

Away We Go
Sam Mendes, 2009
Fotografia Ellen Kuras
John Krasinski, Maya Rudolph, Carmen Ejogo, Catherine O’Hara, Jeff Daniels, Allison Janney, Jim Gaffigan, Samantha Pryor, Conor Carroll, Maggie Gyllenhaal, Josh Hamilton, Bailey Harkins, Brendan and Jaden Spitz, Chris Messina, Melanie Lynskey, Colton Parson, Katherine Vaskevich, Jerome Walter Stephens, Brianna Eunmi Kim, Paul Schneider.

Un figlio. Indifferente il luogo dove nascerà? E no! ciascun luogo ha la sua storia. Verona (Rudolph) è incinta di sei mesi, con Burt (Krasinski) fanno una coppia sulla trentina, senza le basi per vivere. È la vita di oggi, nel Colorado come in altre parti del mondo. Burt si occupa di assicurazioni, venderebbe “future” ma la verità è che se non contasse sull’appoggio dei genitori, per lui non avrebbe nemmeno più senso tirare a campare nella stessa città. E infatti, quando Jerry e Gloria (Daniels e O’Hara) decidono all’improvviso, squinternati come sono, di cambiare aria, Burt e Verona si guardano negli occhi e si mettono in macchina. Troveranno una città, un luogo degno della nascita della loro bambina. Mentre il pancione continua a crescere, seguiamo le tappe della ricerca. Phoenix, Tucson, il Winsconsin, Montreal, Miami, ripassiamo la geografia statunitense e mettiamo in fila tipi umani, i quali poi, tutti insieme andranno a fare un quadretto della società americana degno di riflessione. Parenti e amici mostrano, ben oltre le relative caratterizzazioni, il denominatore di un modo di vivere vario e uguale, secondo stereotipi, per cui il viaggio di Burt e Verona si trasforma via via nella “disperata” fuga che giustifica in pieno il titolo originale del film: Andiamocene via. Il tema è trattato in maniera simpatica e il lavoro di Mendes non perde per questo di senso critico. Si sorride e si riflette, si apprezza la bravura di tutti gli attori. Il cast è degno di un regista che può vantare successi come American Beauty (1999), Era mio padre (2002), Revolutionary Road (2009). Peccato che il finale, la chiusura, addolcisce forse un po’ troppo la pillola.

Franco Pecori

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17 dicembre 2010