La complessità del senso
22 09 2017

In un mondo migliore

Hævnen
Susanne Bier, 2010
Fotografia Morten Søborg
Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Elsebeth Steentoft, Satu Helena Mikkelinen, Camilla Gottlieb, Martin Buch, Markus Rygaard, William Jøhnk Juels Nielsen, Toke Lars Bjarke, Anette Støvelbæk, Kim Bodnia.
Roma 2010, concorso: Gran Premio Giuria e Premio del Pubblico. Oscar 2011, film str.

Dal rigore danese del Dogma di Lars Von Trier (Open Hearts, 2003) all’approfondimento americano dei sentimenti (Noi due sconosciuti, 2008), continua il cammino della Bier, ora tornata in patria, verso un quadro più complesso di problematiche diversamente articolate, con una sguardo anche pedagogico “individuale” e psicoanalitico e con un occhio a situazioni “umanitarie”, meno lontane di quanto possa sembrare. In primo piano la sofferenza di due bambini, Elias (Rygaard) e Christian (Nielsen). Il timido Elias è figlio di Anton (Persbrandt), medico chirurgo impegnato in Africa a curare i diseredati di quel continente martoriato dalla fame e dalle violenze più feroci. Christian ha perso la madre malata di cancro e non perdona al padre Claus (Thomsen) di averla fatta morire, così crede – e dice: «Non perdo tempo con chi si arrende». Mentre cova in lui la violenza repressa, incontra a scuola Elias e lo difende dal bullismo di ragazzi più grandi. Diventano amici e coltivano risentimento per le arroganze di cui è infestata la vita quotidiana. Specialmente Christian non sopporta che Anton, sbandierando la propria filosofia non-violenta, si lasci aggredire anche fisicamente. E trascina Elias in una “vendetta” molto pericolosa. Le complicanze dell’educazione coinvolgono i genitori dei due bambini. Proprio dall’esito drammatico della “piccola” vicenda (ma attenzione, i bambini prendono tutto sul serio, non solo il gioco) di Elias e Christian, verrà rafforzata la possibilità di recupero dei grandi. Anton trasferirà dall’Africa una profonda lezione di umanità personale che gli farà ritrovare il rapporto con la moglie Marianne (Dyrholm) e Claus avrà la forza di confessare al figlio la ragione segreta di quello che Christian aveva visto come un grave egoismo. Il film ha una carica emotiva capace di dare sostanza estetica ai problemi impersonati dagli attori. Le situazioni sono esemplari e credibili senza per questo scivolare nel didascalico. Il senso drammatico dell’attualità si articola nelle visioni complementari del privato e del sociale, tracciando una prospettiva non propriamente ottimistica. E tuttavia lasciando a ciascuno la possibilità di una riflessione in positivo. Bravi gli attori  e bravissimi i due piccoli interpreti.

Franco Pecori

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10 dicembre 2010