La complessità del senso
24 11 2017

Frida

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Frida

Julie Taymor, 2002

Salma Hayek, Alfred Molina, Antonio Banderas, Valeria Golino,

Ashley Judd, Edward Norton, Geoffrey Rush.

 

L’amore, il dolore, il talento, l’arte, cioè Frida Kahlo, grande pittrice messicana che dagli anni ’20 amò disperatamente il pittore “Panzon” Diego Rivera (Alfred Molina), e amò tutta la vita, donne comprese, con tutte le sue risorse fisiche e mentali, tormentata nel corpo dall’incidente del bus occorsogli da ragazzina. Acida e tenera, dura e sottile, l’artista è incarnata da Salma Hayek, attrice affermatasi a Berlino e Cannes e qui superba nella sensibilità e nei toni, gestiti con uno stile modernissimo e classico, tanto da far pensare a Bette Davis. “Frida” è un film emozionante. La regista americana, stimata nel teatro (ha debuttato nel cinema nel ’99 con un “Titus” da Shakespeare), articola il linguaggio cinematografico esprimendo passione per tutto il materiale plastico, colori, forme e anime. La trama passa, per così dire, in secondo piano, tanto che perfino i riferimenti alle vicende politiche – il comunismo centroamericano, Trotsky, Stalin, Lenin – perderebbero di sostanza se separati dallo sguardo passionale di Frida. Il Messico ha un ruolo decisivo, fotografato da Rodrigo Prieto, premiato a Cannes nel 2000 per “Amores Perros”.

Franco Pecori

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17 gennaio 2003