La complessità del senso
24 11 2017

A proposito di Schmidt

film_apropositodischmidt.jpgAbout Schmidt
Alexander Payne, 2002
Fotografia James Glennon
Jack Nicholson, Hope Davis, Kathy Bates, Howard Hessman, Dermot Mulroney, June Squibb.

Mezzo secolo dopo Umberto D, un uomo va ancora una volta in pensione, drammaticamente. Certo, il personaggio del capolavoro di De Sica era ben diverso dallo Schmidt di Payne – basti aver presente la maschera di Jack Nicholson: il ghigno sempre pronto ad esplodere contro lo sguardo mite e quasi liquido di Carlo Battisti. Eppure, qualcosa di profondo accomuna i due, pur così lontani. Ed è la forza interiore, la spinta a superare quello che ad un certo punto, per ragioni diverse, sembra essere il limite di un baratro, l’abisso della solitudine. Nel 1952, Battisti/Umberto rinuncia al suicidio per non abbandonare il suo cane; ora Nicholson/Schmidt riesce a controllare la sua rabbia e la sua paura di solitudine, mantenendo acceso il contatto col suo bambino adottato a distanza, in Tanzania. La grande interpretazione dell’attore americano, sul filo del paradosso, tra sublimi tenerezze e scatti inusuali, fuori dagli stereotipi della “recitazione”, rende assolutamente credibile e fortemente simbolica l’avventura umana di un uomo che, dopo una vita di lavoro e di matrimonio, resta disperatamente solo. E la sola inquadratura finale, in primissimo piano, vale tutto il film, che pure è un bel film.

Franco Pecori

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7 febbraio 2003