La complessità del senso
19 11 2017

Precious

Precious
Lee Daniels, 2009
Fotografia Andrew Dunn
Gabourey ‘Gabby’ Sidibe, Mo’Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Lenny Kravitz, Sherri Shepherd, Nealla Gordon, Stephanie Andujar, Amina Robinson, Chyna Layne, Xosha Roquemore, Angelic Zambrana, Nia Fraser.
Cannes 2009, Certain Regard. Oscar 2010, Mo’Nique atrnp.

L’Oscar all’attrice non protagonista, Mo’Nique, dice la verità sul senso profondo del film. Nelle prime sequenze la protagonista si presenta con le parole che introducono a una specie di diario intimo che, nel seguito, guiderà passo passo lo spettatore nel groviglio socio-psico-pedagogico entro cui si sviluppa la storia della diciassettenne afroamericana di Harlem. Siamo nel 1987: «Il mio nome è Clareece “Precious” Jones. Mi piacerebbe avere un fidanzato di pelle bianca con dei bei capelli. Desidererei stare adesso sulla copertina di una rivista, ma prima voglio avere un video sul canale BET. Mamma dice che non so ballare e in più mi dice che sarebbe far vedere il mio grande culo in tutte le maniere. Tutti i giorni dico a me stessa: qualcosa accadrà. Mi libererò o qualcuno lo farà per me». La “preziosa” ragazzina (Gabourey Sibide) è incinta per la seconda volta, violata dal padre, il quale ha mostrato alla moglie Mary (Mo’Nique) di preferire a lei la figlia. Precious, vistosamente sovrappeso, sogna di essere una ragazza normale, ma il suo rendimento a scuola è vicino allo zero e in casa la madre, «come una balena sul sofà, non fa altro che mangiare» e ogni tanto chiama la sua bambina «sacco di grasso di merda». La donna odia Claricee, convinta che sia lei la causa della solitudine cui si sente condannata: «Dopo tutto ciò che è successo, chi mi amerà?». Così, tende a mantenere, come disoccupata, la posizione di socialmente assistita. Precious non sa leggere né scrivere ma è tutt’altro che stupida. Ha sete di esperienza e presto si accorge di dover uscire dalla prigionia materna. Accetta di essere traferita nella scuola “alternativa”, dove ciascuno insegna a uno – “Each One Teach One”. La compagnia di altre ragazze, afflitte da problemi diversi ma che comunque hanno in comune una posizione difficile nella società americana, funzionerà come giusta cura per la coscienza della protagonista. Non sarà certo facile, ma alla fine, con l’aiuto di una brava insegnante (Patton), Precious mostrerà di volere riappropriarsi della sua vita. Emozionante, coinvolgente, istruttivo. Ma, fin qui, anche piuttosto ovvio. Grazie alla buona regìa di Daniels (Shadowboxer, 2005), abbiamo apprezzato l’efficace integrazione tra sogno individuale e situazione reale (i flash inseriti a punteggiare analogie e contrasti nella mente di Clareece), abbiamo seguito con interesse le lezioni, o meglio le sedute pedagogiche “alternative” attraverso le quali i singoli livelli di esperienza si trasmettevano reciprocamente producendo nelle partecipanti aperture e consapevolezze impensabili nella scuola “normale”; abbiamo partecipato alla sofferenza della “cicciona” al cospetto del proprio crudele destino, in un’America piegata alle impietose differenze e alle ritualità tassative; abbiamo per altro notato come non tutta quella società sia piattamente disponibile alla dittatura massmediologica (un infermiere dell’ospedale dove Precious partorisce dichiara la propria contrarietà al sistema McDonalds e preferisce mangiare le “schifezze” che passa quel convento). Bene, tutto dalla parte giusta. Ma la forza del film viene dall’arte. E l’arte è nel personaggio di Mary. La sorprendente rappresentazione del male profondo e insondabile è il dono che ci viene dalla prova di Mo’Nique (Shadowboxer, 2005, Phat Girlz, 2006) attrice perfettamente calata nel ruolo. La presenza di Mary impedisce allo spettatore di consolarsi con il lieto fine, rende la storia inquietante e non risolvibile con un passaggio accomodato. Mentre Precious, forte dell’autonomia acquisita, si avvia a curarsi dei suoi due figli, resta l’angoscia di quella madre, di quella donna “irrecuperabile”, figura vagolante in una coscienza collettiva non ancora pacificabile. «Tu non mi vedrai più», le dice la figlia. Ma forse non basta.

Franco Pecori

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26 novembre 2010