La complessità del senso
22 11 2017

Io non ho paura

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Io non ho paura

Gabriele Salvatores, 2002

Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro, Aitana Sanchez-Gijon, Dino Abbrescia, Diego Abatantuono.

 

Primitivo, povero, dolce, violento, misterioso, documentario e soggettivo, tragico. Passato ma presente. Anche “eterno”, se letto in chiave simbolica. Ma non “astratto”, perché gli occhi e i corpi dei bambini protagonisti, sette, per la prima volta sullo schermo, bravissimi, hanno una rilevanza insostituibile nel racconto, che, altrimenti, rischierebbe di fermarsi all’allegoria, classica e letteraria. I bambini incarnano la verità. E la storia, vista dal regista con i loro occhi, è impressionante, terribile. Salvatores ha rappresentato degnamente il cinema italiano al festival di Berlino 2003. Ha scelto ancora una volta il Sud. Tra Basilicata e Puglia, campi di grano e immaginario agricolo, “disturbato” da ansie moderne di anni fa (si vede il Tg1 condotto da Fede). La famiglia di contadini nasconde in un buco il bambino rapito al Nord da Abatantuono, “orco” emigrato e tornato maestro di crudeli scorciatoie. Ma il piccolo Michele, serio nei giochi come ogni bambino, scopre il recluso e gli tende la mano, da povero a ricco, secondo naturale eguaglianza. Suspense da thriller, ma anche “sospensione” da Bergman, ché la morte è qui destino inevitabile. 

Franco Pecori

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14 marzo 2003