La complessità del senso
24 09 2017

Ubriaco d’amore

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Punch-drunk love

Thomas Anderson, 2002

Adam Sandler, Amuly Watson, Philip Seymour Hoffman, Luis Guzman.

 

Barry (Sandler) è un tipo non tanto normale. Le sue 7 sorelle, da piccolo, gli dicevano “gay” e lui si agitò con un martello contro un vetro. Ora, tutto ciò che gli è attorno sembra avere un carattere di eccezionalità. Ciò si riflette nella geometria delle inquadrature. Il regista (premiato a Cannes) le taglia con chiaro intento asimmetrico, ponendo anche i suoni su dislivelli antinaturalistici, in contrappunto con le variazioni psichiche del personaggio. Per Barry comunicare è difficile, le parole gli escono come frullati al sapore di dubbio. E lui lo sa. Barry stesso si rende conto delle sua difficoltà, tanto che vorrebbe parlare con uno psichiatra, ma nessuno gli dà retta. Si arriva al dunque solo quando un truffatore lo mette in mezzo, per via dell’ingenua telefonata ad una linea sexy. Insomma, questo Barry abbiamo l’impressione di averlo già incontrato da qualche parte. E’ una specie di disadattato che ci rimanda a certi film di Jerry Lewis. La sua commedia finirebbe male se non ci fosse Lena (Watson), una biondina dagli occhi spiritati, capace di sciogliere in amore ogni grumo, ogni sbornia esistenziale. Almeno, così sembra a Barry.

Franco Pecori

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21 marzo 2003