La complessità del senso
24 09 2017

Matrix Reloaded

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Matrix Reloaded

Larry e Andy Wachowski, 2003

Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving, Jada Pinkett, Monica Bellucci, Gloria Foster.

 

Coincidenza/provvidenza/scopo, il problema è la scelta. Il problema, nel film e fuori dal film, è la filosofia: questa filosofia, per i cui necessari riferimenti occorrerebbe una competenza non superficiale, giacché il rischio è l’approssimazione delle deduzioni e la confusione tra spettacolo e ragionamento. Dopo il primo Matrix, questa seconda parte insiste decisamente sulla ragione filosofica che contrappone l’uomo alla macchina, facendone una ragione di vita o di morte. E si serve di effetti davvero straordinari. Lo spettacolo è molto attraente, la capacità di montaggio e di missaggio dei materiali, anche digitali, è strabiliante. Nel complesso si ha l’impressione di un ciclopico balletto, in cui violenza e dinamismo si sposano, per il buon fine dell’umanità. La lotta del “super-superman” Neo (Reeves) e del “disobbediente” Morpheus (Fishburne) contro la repressione e lo sfruttamento programmato culmina nel “faccia a faccia” di Neo nel cuore della macchina. E sembrano sublimarsi, in un’ultima astrazione le paccottiglie Medioevali e della New Age. La memoria va con un guizzo alla mitica “Alphaville” di Godard (1965), anteriore anche all’Odissea di Kubrick (1968).

 

Franco Pecori

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23 maggio 2003