La complessità del senso
17 10 2017

Buongiorno, notte

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Buongiorno, notte

Marco Bellocchio, 2003

Luigi Lo Cascio, Maya Sansa, Roberto Herlitzka, Paolo Briguglia,

Pier Luigi Bellocchio, Giovanni Calcagno.

 

Era il 16 marzo 1978. Poi fu il 9 maggio. In meno di due mesi la tragica fine di Aldo Moro. Due mesi di prigionia.Giorno/notte, come suggerisce il titolo da un verso di Emily Dickinson. Ma prigionia di chi? di Moro, dei suoi carcerieri, brigatisti assassini? E adesso, dopo 25 anni, è giorno o notte? La domanda se l’è posta Bellocchio, la risposta del suo film è un dubbio dolente e rabbioso. Bellocchio ha avuto il coraggio di vedere quei giorni tremendi dal punto di vista dei terroristi, non tanto seguendone i “ragionamenti”, quanto registrandone la cieca sofferenza, nel loro sentiero senza uscita. Il montaggio, emotivamente rispettoso, mai accattivante, ha reso il film disponibile alla riflessione. Ma non bastava. Essenziale è stato lo scatto poetico, affidato alla brigatista Chiara (Sansa, bravissima), che permette di veder contraddetta la storia e di trarre, alla fine, un respiro di sollievo, ospiti del sogno in cui Moro (Herlitzka, scelta geniale) apre la porta ed esce.

Franco Pecori

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5 settembre 2003