La complessità del senso
24 11 2017

Io sono con te

film_iosonoconte5Io sono con te
Guido Chiesa, 2010
Fotografia Gherardo Gossi
Nadia Khlifi, Mustapha Benstiti, Ahmed Hafiene, Mohamed Idoudi, Fadila Belkebla, Djemel Barek, Carlo Cecchi, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni, Denis Lavant, Robinson Stévenin, Jerzy Stuhr.
Roma 2010, concorso.

Il sottotitolo, «La storia della ragazza che ha cambiato il mondo», contribuisce in maniera chiara a fare del film di Chiesa (Babylon, 1994, Lavorare con lentezza, 2004) un film a tesi. La madre di Gesù è protagonista. Racconta in prima persona della nascita, dell’infanzia e dell’adolescenza del figlio con una semplicità che azzera ogni traccia di miracolosa sacralità, restituendo alla storia il suo valore femminile. Maria non parla d’istinto. Sono trascorsi molti anni… Di spalle, in controluce sul limitare di una grotta (il film è stato girato nelle campagne della Tunisia), ricorda con misurate parole descrittive il proprio vissuto, a partire dai giorni che la videro, giovanissima, “assegnata” in moglie a Giuseppe (Benstiti), vedovo con due figli. Siamo a Nazareth, nella Galilea di duemila anni fa. Nessuna insistenza sulle circostanze “miracolose” che portano Maria a ritrovarsi improvvisamente incinta. La cinepresa si sposta sull’ambiente d’attorno, cogliendo la rigidità del sistema patriarcale e il clima di violenza nei rapporti con il dominio romano. La scelta dell’attrice-non-attrice Nadia Khlifi per dare volto alla ragazza-madre di Gesù si rivela indovinatissima. Il suo sorriso dolce si accoppia alla determinatezza delle scelte, anche le più controcorrente, come quella di “salvare” l’indemoniato, bandito dal villaggio. E il bambino Gesù fin da piccolo mostra di intuire  direttamente l’importanza del comportamento della madre, senza bisogno di spiegazioni. Procedendo la storia, arcaicità culturali e soprusi sociali vengono sorpassati e risolti da una nuova visione, intuita più che “illustrata”, né resa didascalica dalla regia; visione affidata alla presenza stessa del bambino che cresce e si allontana dai genitori, va a parlare con i sapienti mentre il sorriso di Maria si va facendo più consapevole nel volto della seconda interprete del ruolo, Rabeb Srairi. Se l’intenzione di Chiesa era di farci sentire, a distanza di due millenni, la vicinanza del mito, l’operazione si può dire riuscita.

Franco Pecori

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19 novembre 2010