La complessità del senso
18 10 2017

Anything Else

film_anythingelse.jpgAnything Else
Woody Allen, 2003
Jason Biggs, Danny De Vito, Jimmy Fallon, Christina Ricci, Diana Krall.

La battuta viene facile. Com’è l’ultimo film di Allen? “Come tutto il resto”. Lo dice il solito tassista, il tassista con cui a volte parliamo di cose “assolute”, come la vita, la morte o il destino dell’uomo. E lui, con tono indifferente: “Anything else”. Dunque, un film per tassisti? Anche, perché no? – purché si tratti di ammiratori di Allen. Per uscire dalla battuta (ma con Allen non è tanto facile), siamo ancora una volta nella guerra dell’arguto contro il banale. E l’esito – sembra avvertirlo lo stesso autore – non è per niente scontato. Come al solito, con l’aria di fare nient’altro che una commedia, Allen affonda il coltello nella piaga delle frasi fatte e dei comportamenti usuali. Ce l’ha con la psicoanalisi – egli stesso è nella parte del “consigliere” psicotico – e con la minaccia al vivere civile, contro la quale bisogna armarsi di fucile. Inutile raccontare il filo, leggero e piacevole, della commedia. Meglio seguirlo seduti in platea. Va però notata la prova degli attori, tutti “nel ruolo”: Jerry, giovane scrittore (Biggs), Amanda, ragazza sexy e nevrotica (Ricci), e anche Allen, più “sincero” e corposo di altre volte.

Franco Pecori

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3 ottobre 2003