La complessità del senso
22 11 2017

Kill Bill: Volume 1

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Kill Bill: Volume 1

Quentin Tarantino, 2003

Uma Thurman, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen,

Vivica A. Fox, Lucy Liu, Michael Jai White.

 

Spada vince, senza sentimento. Vendetta si compie. E basta. Il gioco sanguinario è “bello”, raffreddato in esercizio stilistico, povero di senso. Vendetta, basta così. Goduria dei fans di Tarantino. La sposa (Thurman), ridotta in coma nel giorno delle nozze, lei che già a 20 anni era stata “una delle migliori donne-killer al mondo”, non appena rimessasi, impara lo Zen e l’arte della spada per uccidere uno ad uno gli autori del massacro di cui è la sola superstite: gli assassini, ex suoi amici guidati da Bill (Carradine). Un cinema “settario”, quello di Tarantino. Quanto più si rivolge ai generi “bassi”, di largo consumo, (Kung Fu e Western italiano ad esempio), tanto più chiama lo spettatore a farsi “seguace”, intenditore esclusivo: non per il valore degli Autori, che non sono citati (né con Godard né con Ford, per così dire), bensì per il gusto in sé del riutilizzo di materiali d’uso. Si vede molto sangue, in azioni “feroci”. Ma senza emozione. Ferocia non ce n’è, in quanto siamo nella bottega del “rottamatore”, dove, come per  miracolo, il cinema si rigenera dalla sua polvere. E ne nasce un autore tutto speciale, moderno-post.

Franco Pecori

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24 ottobre 2003