La complessità del senso
23 09 2017

Dogville

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Dogville

Lars Von Trier, 2003

Nicole Kidman, Paul Bettany, Harriet Andersson, Ben Gazzara,

Lauren Bacall, Stellan Skargaard, Patricia Clarkson, James Caan, Jermy Davies.

 

Una sfida. Von Trier, fanatico del purismo (il “Dogma” del nuovo cinema danese, senza trucchi), ora fa un film in chiave teatrale e letteraria, ispirandosi – dice – alla canzone “Jenny dei  Pirati”, di Brecht e Weill (“L’opera da tre soldi”). La scena è un palcoscenico “cancellato”, ridotto a un piano d’appoggio. La piccola città di Dogville, sulle Montagne Rocciose, è come disegnata col gesso e descritta dal narratore. La prosa distaccata, “documentaria”, trasuda ironia. Il racconto è “semplice”. Tanto da essere provocatorio. Il senso è ricco. Tanto che descrivere anche solamente i “fatti” resta difficile. Grace (una Kidman d’avanguardia) ha due settimane per farsi accettare dagli abitanti di Dogville. Brava gente, all’ inizio; ma poi, la fuggitiva inseguita dai gangster finirà succube e schiavizzata. Delusa, soprattutto, dall’amore di Tom (Bettany). Tanto che l’arrivo dei gangster le sembrerà una liberazione. La sorpresa finale la lasciamo allo spettatore. Si esce discutendo. E, miracolo, emozionati. Abbiamo visto una città che non c’era, abbiamo vissuto una storia che ci riguarda da vicino.

Franco Pecori

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7 novembre 2003