La complessità del senso
22 09 2017

Zatoichi

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Zatoichi

Takeshi Kitano, 2003

Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Michiyo Oguso, Yui Natsukawa, Taka Gatarukanaru, Daigoro Tachibana, Yuko Daike, Saburo Ishikura.

Venezia: Takeshi Kitano (re)

 

E’ strabiliante, sembra miracolosa la destrezza del “massaggiatore” Zatoichi, che vagabonda per i villaggi più poveri, giocando d’azzardo e, cieco, si difende con la sua spada dal fodero di bambu rosso. Si capirà poi il perché di quella bravura. Dovremo prima passare per una serie infinita di scontri sanguinolenti e dagli effetti fulminei, rappresentati in una forma quasi rituale, secondo un ritmo che spesso si fa danza. E’ Giappone del XIX secolo,ma il montaggio è del terzo millennio. La spada è inesorabile e i suoi significati sono contenuti nella storia. Kitano utilizza ancora una volta i codici della tradizione giapponese, ma in modo formalmente molto diverso dal precedente “Dolls”. Premiato a Venezia per la migliore regìa, “Zatoichi” conferma la modernità di Kitano, capace di uno straordinario autocontrollo stilistico. Il rapporto buoni-cattivi è esplicito e semplificato, l’andamento delle sequenze è serrato, gli effetti sonori colpiscono duro, esaltando irrealisticamente i materiali. E ben si sposano con l’uso della computer grafica (anche questa una novità per Kitano) nelle inquadrature dove il sangue è protagonista.

 

Franco Pecori

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14 novembre 2003