La complessità del senso
24 11 2017

Le invasioni barbariche

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Les invasions barbares

Denys Arcand, 2003

Rémy Girard, Stéphane Rousseau, Marie-Josée Croze, Marina Hands, Dorothée Berryman, Johanne Marie Tremblay.

Cannes: Marie-Josée Croze (atr)

 

Commedia di denuncia, cinica e dolente. La civiltà occidentale sta per finire? La barbarie dei nostri giorni lascia il suo martire davanti al lago, assistito, in un estremo atto di pietà, dal figlio ricco e rampante. Stroncato dal male, Rémy (Girard), edonista impenitente, sceglie di porre fine al calvario delle sofferenze ospedaliere, delle corruzioni e delle disfunzioni di un mondo che non si può più amare. La vita, lui, se l’è goduta, ma ora deve andarsene; e sarà la droga, proprio la “cura” che appesta il mondo, a salvarlo dal dolore finale. La malattia di Rémy è l’occasione per svelare i mali della vita, il trapasso dei valori, l’avanzata della “barbarie”. In una specie di ironico confronto, il privato e il pubblico fanno i conti con la storia, con leggerezza e senza “prediche”. Il canadese Arcand (regista del Declino dell’impero americano, 1986), sorridendo a tratti sarcasticamente, invita a riflettere. E affida a Nathalie (Croze, migliore attrice a Cannes), giovane tossica, figlia dei nostri giorni, il duplice compito, di fornire al “paziente” l’ultima “medicina” e di recuperare (nei libri che il figlio di Rémy le lascia) un senso per l’esistenza.

Franco Pecori

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5 dicembre 2003