La complessità del senso
24 09 2017

L’ultimo samurai

film_lultimosamurai.jpg

The Last Samurai

Edward Zwick, 2003

Tom Cruise, Billy Connolly, Masao Harada, Tony Goldwyn,

Togo Igawa, Shichinosuke Nakamura, Hitoyuki Sanada, Koyuki.

 

Il capitano Algren (Cruise, buona prova) ha ucciso molti indiani e si porta dentro l’incubo dello sterminio. Ora è ridotto quasi a fenomeno da baraccone: va in giro come “testimonial” per la vendita del fucile Winchester automatico. E’ il 1876, non è più tempo di frecce. Anche nel lontano Oriente qualcosa si muove. Tanto che la vecchia guardia dei samurai, che ha protetto l’impero per millenni, è invisa all’imperatore, intenzionato a sostituirla con un esercito munito delle nuove armi americane. Algren sembra l’uomo giusto. Onore, parola dimenticata. Ne soffre Katsumoto, ultimo samurai rimasto legato alla spada e alla fedeltà all’imperatore. Da un mondo all’altro, si trasmette il senso del passaggio epocale. Algren e Katsumoto, inizialmente nemici, finiranno accomunati dal medesimo spirito. Prigioniero nel villaggio del samurai, Algren ne accetta le ragioni. In un certo senso, si fa “pellerossa”. Un po’ Termopili e un po’ Fort Apache, lo scontro finale, violentissimo, segna l’ineluttabile vittoria dei cannoni sulle spade. Ma, a differenza del samurai, Algren crede che si può (si deve) sopravvivere alla sconfitta. Ineluttabile anche l'”happy end”.

Franco Pecori

Print Friendly

9 gennaio 2004