La complessità del senso
22 09 2017

The Town

film_thetownThe Town
Ben Affleck, 2010
Fotografia Robert Elswit
Ben Affleck, Rebecca Hall, Jon Hamm, Slaine, Jeremy Renner, Blake Lively, Brian Scannell, Ed O’Keefe, Mark Berglund, Chris Hogan.

Sociologia, filosofia, fascino della criminalità. E azione/thriller. Ben Affleck, per la seconda volta dietro la macchina da presa (Gone Baby Gone è del 2007), continua a cercare ispirazione negli ambienti poco raccomandabili di Boston. Nel precedente film il rapimento poco chiaro di una bambina scoperchiava la pentola del profondo disagio del vivere in certi quartieri della città, come Dorchester. Ora si passa a Charlestown, dove la densità di gente dedita alle rapine è da record mondiale. Doug MacCray (Affleck) è il capo di una banda superattiva e “impossibile” da bloccare nonostante le attenzioni riservate ai rapinatori dall’FBI. Doug vive con i compagni del crimine come in una famiglia, dove i rapporti sono molto stretti e legati da una morale interna ben definita: abilità, decisione e organizzazione nelle rapine, estrema attenzione alla nettezza del  loro successo. Uno dei componenti, Jem (Renner), è arrivato una volta addirittura a farsi nove anni di carcere per aiutare Doug. E MacCray il carcere lo conosce bene, va spesso a trovare il padre, uomo dalla vita tribolata, rimasto senza moglie, ragazza che ha preferito presto andarsene per la sua strada. Le rapine sono state per Doug come un destino segnato, un universo nel quale ha imparato a vivere al meglio, ma si capisce – man mano – che non sono fino in fondo la sua vocazione. Un giorno se ne andrà da quell’inferno e cambierà vita. La sua maschera dura lascia trasparire un velo di malinconia bilanciata da una smorfia ironica appena accennata. Se l’attore fosse un italiano potrebbe essere Mastandrea. È proprio da una rapina in banca che arriva la svolta per Doug. Jem prende in ostaggio Claire (Hall, Vicky Cristina Barcelona), la donna direttore dell’agenzia. E con Doug scatta l’attrazione. Mentre gli agenti federali intuiscono che la donna può essere finalmente la chiave per aprire la porta rimasta finora inaccessibile, entra nel rischio la componente romantica che, insieme alle connotazioni ambientali, dà al film una dimensione umana, non meccanica, riscattando il genere poliziesco sul piano della suspence emotiva. In questo senso anche le numerose sequenze “movimentate”, inseguimenti, scontri, sparatorie, non sono mai di pura azione.

Franco Pecori

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8 ottobre 2010