La complessità del senso
18 10 2017

Adèle e l’enigma del faraone

film_adeleelenigmadelfaraoneLes aventures extraordinaires d’Adèle Blanc-Sec
Luc Besson, 2010
Fotografia Thierry Arbogast
Louise Bourgoin, Mathieu Amalric, Gilles Lellouche, Jean-Paul Rouve, Jacky Nercessian, Laure de Clermont-Tonnerre, Philippe Nahon, Nicolas Giraud.

Dai fumetti di Jacques Tardi (1976). Produzione colossale (30 milioni di euro) e film leggero, lieve. Sottile umorismo di Besson, affabulatore delicato (Léon, Angel-A, Arthur e il popolo dei Minimei). Giusta la scelta  di Louise Bourgoin per il ruolo della protagonista Adèle (Il piccolo Nicolas e i suoi genitori). Nobile la selezione con cui è stato individuato Mathieu Amalric (Lo scafandro e la farfalla, Gli amori folli) per il personaggio del l’antagonista Dieuleveult. Tardi, per la fantasia delle sue invenzioni, ha citato cinema e letteratura, Fritz Lang e Jules Verne. Scienza e avventura infantile (nel senso buono) si mescolano anche nel film di Besson. Siamo nel 1912. Adèle Blanc-Sec, giornalista dalla mente libera, deve risvegliare la sorella Agathe (Laure de Clermont-Tonnerre) da una morte immeritata (incidente giocando a tennis con lei). Ci vuole un medico speciale, bisognerà cercarlo in Egitto, nelle tombe dei faraoni, facendo risvegliare le mummie. E guarda caso, il medico che dovrà fare il miracolo, appena liberatosi dalla millenaria infasciatura, svelerà di essere un fisico nucleare! La “ricerca” alla Indiana Jones avrà frattanto prodotto sconquassi da fumetto, appunto. Al museo di storia naturale di Parigi, un uovo risalente a 136 milioni di anni fa si schiude liberando un ingombrante e fracassone pterodattilo. L’animale è simpatico ma crea problemi, soprattutto ai poliziotti, la cui intelligenza è messa a dura prova. C’è materia per la giornalista, ma Adèle punta dritto allo scopo e non si ferma davanti ad alcuna meraviglia finché non vede rivivere la cara sorellina. Faraone permettendo. Le difficoltà del passaggio dal fumetto al film non sono certo nuove. Besson trova qui la chiave di uno strano miscuglio di spirito critico e di fuga fantastica. Adèle è personaggio vero e senza peso, cambia di abito come in una classica commedia francese, è dinamica come in un film d’avventura americano, si prende gioco della polizia (e la polizia sembra stare al gioco), crede all’incredibile, spera che la realtà sopravvenga e alla fine si libera dal gran peso psicologico, dal senso di colpa di aver procurato la morte di Agathe. Quell’uovo preistorico che svolazza per i cieli del Novecento non la turba affatto, anzi ne approfitta e se lo fa amico con spirito molto moderno.

Franco Pecori

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15 ottobre 2010