La complessità del senso
24 09 2017

La solitudine dei numeri primi

film_lasolitudinedeinumeriprimiLa solitudine dei numeri primi
Saverio Costanzo, 2010
Fotografia Fabio Cianchetti
Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Aianna Nastro, Tommaso Neri, Vittorio Lomartire, Aurora Ruffino, Giorgia Pizzo, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni, Roberto Sbarrato, Giorgia Senesi, Filippo Timi.
Venezia 2010, concorso.

Il miglior film di Saverio Costanzo (Private, In memoria di me) quanto al contenuto, la cui sostanza questa volta si intuisce più facilmente. La derivazione dal romanzo di Paolo Giordano (quella del Premio Strega è un’altra storia) non c’entra, non solo perché un film non si può leggere come un libro – e nonostante Giordano stesso abbia scritto la sceneggiatura insieme al regista. Alice (Rohrwacher) e Mattia (Marinelli) sono soli per le disgrazie che ha riservato loro la vita, fin da bambini. Le due solitudini s’incontrano per un destino che non è solo il loro ma forse riguarda tutti, segnato dalle “disgrazie” di ciascuno, diverse e uguali. Si comincia in tenera età. Guardarsi intorno e riflettere. Questa cosa, del tutto moderna e nota, si può dire in tanti modi e qui si va alla forma del contenuto. I genitori, le famiglie, la scuola; poi il lavoro, difficile per i giovani bravi in Italia, più possibile in Europa, specialmente in Germania dove tutto sembra dover funzionare meglio. Una struttura che possiamo controllare ogni giorno ad apertura di Tg.  Difficoltà a riconoscere, ad associare. Nodi che si portano dentro. La coscienza di sé, la capacità di conquistare una propria autonomia nonostante il condizionamento delle incomprensioni  e  le alienazioni vicine e lontane, segrete e risapute: se si ha occhio per vedere, si noterà che i “disturbi” si manifestano nel fisico, i corpi delle persone “parlano”. Si dimagrisce, si aumenta di peso. E si arriva al cinema, all’occhio della cinepresa e al montaggio delle scene. Anche in letteratura funziona il montaggio, ma lo schermo ha in più, tra l’altro, il potere del tempo, della durata; l’intreccio delle sequenze se ne sostanzia per indicare, determinare, suggerire il senso della storia oltre che per segnarne la qualità emozionale. Costanzo sembra conoscere bene le arditezze di un cinema così e mostra di applicarsi con lucidità a scalarle, muovendosi con disinvoltura tra i materiali del già visto (non sta troppo bene renderne conto a livello di recensione), quasi facendo attenzione – per così dire – a non tradire il possibile trailer della propria regìa. Sul versante espressivo, il film cresce almeno per un’oretta, almeno fino all’intrusione piuttosto pesante della Rossellini, esempio scolastico di madre (di Mattia) incomprensiva. A partire da tale presenza (oh, il sorriso della sua madre vera…), la costruzione progressiva delle motivazioni psicologiche va a formare un castello/thriller/horror sempre più trasparente quanto più “labirintico”. Il regista cede via via al richiamo dello stereotipo, non perché ami specialmente l’usuale ma piuttosto per una sorta di “inconfessata” necessità preventiva, contro i misteri imbarazzanti dell’arte. Per esempio, sulla rappresentazione delle ragazzine, compagne di scuola di Alice (il film racconta il segreto e duplice tormento dei protagonisti “indagando” le successive fasi dalla fanciullezza fino alla giovinezza avanzata), avrebbe potuto dare suggerimenti, per l’esperienza che la pratica di certi format gli ha dato, diciamo un Boncompagni dei bei tempi televisivi. Intendiamoci, il lavoro di Costanzo non è in sé da piccolo schermo. Tanto per dirne una, la bravura della Rohrwacher nel trapassare la prova del fisico (dimagramento fino alla “anoressia”), quasi cancellando il “linguaggio” del corpo a cui invece la regìa tiene spudoratamente, travalica le abitudini seriali e ci regala un discorso dell’anima raro nel contesto attuale. Soprattutto nella prima parte, quando Costanzo pare meno preoccupato di bilanciare “indagine” e “sincerità”, il film mantiene un’apprezzabile verosimiglianza interna, che poi purtroppo tenderà a perdere.

Franco Pecori


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11 settembre 2010