La complessità del senso
17 12 2017

Somewhere

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Regia Sofia Coppola, 2010
Sceneggiatura Sofia Coppola
Fotografia Harris Savides
Attori Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Caitlin Keats, Kristina Shannon, Karissa Shannon, Julia Melim, Paul Greene, Philip Pavel, Alexandra Williams, Brian Gattas, Rich Delia, Joe Champa, Laura Chiatti, Benicio Del Toro, Alden Ehrenreich, Michelle Monaghan, Maurizio Nichetti, Simona Ventura, Nino Frassica, Valeria Marini.
Premi Venezia 2010: Leone d’Oro.

Lost in… Somewhere. Di due film se ne potrebbe fare uno solo. A distanza di 7 anni, Sofia Coppola col medesimo sguardo di Lost in translation continua a indagare la stupidità esistenziale (alienazione?) contemporanea, seguendo una traccia “qualunque”, che indifferentemente la porti a soffermarsi da qualche parte, Somewhere. Ed è proprio in questa preferenzialità attenuata la chiave del possibile accostamento di contenuti in sé diversi: nel 2003, l’amore sfumato nell’incontro impossibile di Bill Murray e Scarlett Johansson nella realtà “straniera” e insensata, pubblicitaria; nel 2010, il tenero e precario aggancio padre-figlia (Stephen Dorff-Elle Fanning) lungo la vita di una famiglia mancata e perduta nel nulla del divismo insipido e replicante. Col suo tratto leggero e discreto, la regista individua inesorabile le nullità dello spettacolo cine-televisivo (due forme ormai inseparabili, sembra dire, al livello dell’espressione usuale), astenendosi dalla predica e mostrando con dolorosa e anche spiritosa calma, senza frenesie narrative, il “privato” inconsistente del divo Johnny Marco (il Dorff  già apprezzato in Blood and wine di Bob Raphelson e in Nemico pubblico di Michael Mann),  sprofondato nella noia lussuosa di Hollywood, nell’opaca ritualità di giornate ripetitive. Si direbbe un’obbligata incoscienza, rispettosa di piaceri non rischiesti, di soddisfazioni anche sessuali non improvvise. Una svolta potrebbe venire con l’arrivo di Cleo (bravissima Fanning attrice bambina), figlia di una madre lontana. Il contatto c’è, simpatico e sorridente, ma sarà difficile andare al di là del rimpianto appena accennato di un padre tardivo e assente. La vera sostanza è il contorno, determinante, decisiva inerzia dell’inutile abbondanza (Ferrari, elicotteri, suites con piscina interna, ragazze e pasticche, Telegatti italiani e trastulli elettronici, conferenze stampa, trionfi dell’afasia, circoli del non-incontro), il destino è segnato da una non-direzione, da una mancanza di prospettiva che porta da qualche parte senz’altro. Nel frastuono dei rifacimenti, delle riprese e dei recuperi, nel trionfo dei moviolismi e delle post-produzioni, il tocco riflessivo di Sofia Coppola parla di un cinema a venire ripescato dalla coscienza di cineprese non immemori dello sguardo/mistero e rivelatore, quando il nuovo cinema lasciò sperare in una nuova era. Se al presente non si può che andare  somewhere, meglio fermarsi un momento a riflettere.

Franco Pecori

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3 settembre 2010