La complessità del senso
20 11 2017

Shrek E vissero felici e contenti 3D

film_shrekevisserofeliciecontentiShrek Forever After
Mike Mitchell, 2010
Fotografia Yong Duk  Jhun
Animazione

Quarto e ultimo appuntamento con l’orco verde, buono e simpatico, diverso ma uguale. Se la fiaba finisce bene, non è certo una sopresa. La forma 3D rafforza l’impressione di realtà diminuendo la fantasia, pur restando di livello altissimo la tecnica produttiva della Dreamworks. Passabilmente divertente, l’ultimo Shrek perde però di smalto, tutto teso come sembra nel tener dietro alla “morale della favola” – tanto strutturata da tradursi quasi in tesi politica. Tutto il film è percorso da una rincorsa alla restaurazione. All’inizio Shrek, orco “normalizzato” dalla vita famigliare – moglie e tre figli – è sul punto di morire di noia. Oh gli orchi di una volta! La giostra con i piccoli e con Fiona nel giorno del primo compleanno degli orchini fa traboccare il vaso. Un urlo feroce e volgare sgorga spontaneo dalla gola di Shrek, il quale sembra per un attimo ritrovare la primitiva energia. Ma il grido resterà a mezz’aria, diversità e normalità saranno inconciliabili. E la normalità riconquisterà il primato assoluto. La “vittoria” avrà il sapore dolciastro dell’amore ritrovato, Shrek e Fiona vivranno “felici e contenti” (per una volta il titolo italiano rende bene l’idea), sconfitta l’ingannevole lusinga del nano Tremotino. Ironia della sorte (o della tesi), non ultimo per importanza risulterà l’aiuto del Ciuchino nel trovare la via d’uscita da una situazione che l’intelligenza dell’orco (tutto cuore ma poco cervello) non avrebbe saputo risolvere. Il nano, quasi fosse un Faust, aveva tentato di “vendere” all’orco la felicità di un giorno? Facile: un “bacio di vero amore” prima dell’aurora e tutto ritornerà come prima, cioè come dopo il matrimonio normalizzatore. Addio Shrek, questo non è un paese per orchi. I piccoli spettatori, chiamti a gremire le sale, avranno forse avuto un qualche sentore di “rivoluzione”, ma tutto passa presto quando si è molto giovani.

Franco Pecori

 

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25 agosto 2010