La complessità del senso
25 09 2017

L’odore del sangue

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L’odore del sangue

Mario Martone, 2004

Michele Placido, Fanny Ardant, Giovanna Giuliani.

 

Dimenticare la Piovra, sceneggiato che indica con certezza la ragione e il torto. Qui Placido è Carlo, il confuso. Di scena in scena, aumenta l’incertezza della ragione, delle ragioni; i corpi si mescolano nei desideri, ma anche si negano nelle volontà. Carlo cerca disperatamente l’ordine, mentre la vita impone scelte all’impronta e le sensazioni rischiano di offuscare la mente. Con la moglie Silvia (Ardant) il gioco della libertà e della verità rivela i suoi limiti. Più si dice, più si vede e più si capisce che la questione è un’altra. Martone prende da Parise. Già Goffredo Parise (dal suo romanzo il film), in quanto ad ambiguità (non è una parolaccia), è secondo a pochi: il disordine è il suo dio e insieme il suo diavolo tentatore. Martone è bravo con gli attori, che qui rendono al massimo, e soprattutto è bravo a farci sentire l’incubo del “palestrato” (non necessariamente, per noi, una persona singola), che da un momento all’altro può entrare nella nostra vita. Il ménage di Carlo con Silvia e con la giovane Lu (Giuliani) – l’altra faccia della luna – sembra filare. Ma poi entra in questione l’attrazione che Silvia prova per un misterioso giovane “muscoloso”. Si sente odore di sangue.

Franco Pecori

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2 aprile 2004