La complessità del senso
19 11 2017

Dopo mezzanotte

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Dopo mezzanotte

Davide Ferrario, 2004

Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi, Francesca Picozza, Alberto Barbera,  Fabio Troiano, Silvio Orlando (vc)

 

Cinema e realtà: la possibilità della cinepresa di catturare il mondo e restituirlo agli occhi dello spettatore. Tale e quale o in forma nuova? Problema antico quanto il cinema. E Martino (Pasotti), custode notturno, a Torino, della Mole Antonelliana, dov’è anche il Museo del cinema, lo sa bene. Giovane di poche parole, Martino adora Buster Keaton e tiene con sé una vecchia cinepresa a passo ridotto e a manovella. Finito il turno, si gode le meraviglie del luogo, proiettando le pellicole del muto e confrontandole con le sue riprese attuali. Poi arriva una ragazza. Amanda (Inaudi), ragazza di periferia, arriva da Martino per caso, cercando un rifugio. Non è colta, ma è sensibile e sa distinguere gli uomini: tanto, che proverà a tenersi anche il suo “fidanzato”, l’Angelo, ladro di auto. E la cosa non dispiacerà del tutto a Martino. Conosce bene, lui, “Jules e Jim” di Truffaut. La storiellina è delicata, meno superficiale di quanto può sembrare a prima “lettura”. Ferrario mira ad un cinema poetico e di ricerca, con uno stile ormai consolidato. Importante, come in “Tutti giù per terra”, la “voce narrante” fuori campo, qui affidata a Silvio Orlando, contro i rischi “ingenuità”.

 

Franco Pecori

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23 aprile 2004