La complessità del senso
24 11 2017

Toy Story 3 – La grande fuga

film_toystory3Toy Story 3
Lee Unkrich, 2010
Fotografia Jeremy Lasky
Animazione. Voci: Tom Hanks/Fabrizio Frizzi (Woody), Tim Allen/Massimo Dapporto (Buzz Lightyear), Michael Keaton/Fabio De Luigi (Ken), Claudia Gerini (Barbie), Rivccardo Garrone (Lotso), Gerry Scotti (Telefono Chiacchierone), Giorgio Faletti (Chuckles), Matteo Leoni (Andy).
Oscar 2011, film anim.

Terza storia di giocattoli (la prima, nel 1995, fu anche il primo lungometraggio in Computer Animation) targata Disney e Pixar, questa volta in formato 3D. La terza dimensione, pur nella piena valenza attrattiva, non aggiunge sostanza al contenuto, ben strutturato e solido, secondo tradizione disneyana. Una buona metà del film è dedicata all’esposizione e al progressivo rafforzamento del tema: la vita scorre, distinta in periodi e i giocattoli appartengono all’infanzia. Sulla soglia del college, Andy, non più bambino, deve decidere che fare del cowboy Woody, dell’extraterrestre Buzz e di tutti gli altri “personaggi” che gli hanno fatto compagnia mentre la sua personalità cresceva e che ora non possono più seguirlo. Andranno in soffitta o saranno donati ad un asilo vicino, dove altre generazioni di bambini li attendono per “riciclarli”. Andy, mentre è intento a preparare il bagaglio per il traferimento al nuovo livello di scuola e di vita, è anche turbato dalla separazione dai propri giocattoli, specialmente da Woody. Farà un’eccezione e lo porterà con sé? La storia è però raccontata sul doppio versante: i giocattoli, con il loro “corpo” e la loro “personalità”, vivono a loro volta un momento quasi drammatico. Il padroncino Andy è atteso dall’eccitante novità del college e dalle nuove prospettive che potrà vedere aprirsi per il suo futuro, ai giocattoli non resta invece che un bagaglio di nostalgie e un’incertezza poco allegra sull’uso che i piccoli dell’asilo faranno di loro. Da qui l’idea della “grande fuga”. La situazione, come sempre nei prodotti Disney, sa di “parafrasi”, di parallelismo e di lezione morale. Ma ci pensa la fantastica inventiva della banda Pixar a bilanciare il peso dei simboli con un ritmo travolgente che ad ogni secondo introduce una “sorpresa” percettiva. Come poche altre volte il termine “divertente” risulterebbe qui non esaustivo nel giudizio di valore. Gli spettatori di tutte le fasce di età trovano nel film spunti per le proprie analogie, dell’immaginazione e del pensiero. Quei giocattoli in fuga, per dirne una, possono far pensare alla grande corsa di Pinocchio verso la “morte” da burattino, per una vita in carne e ossa, da essere umano.

Franco Pecori

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7 luglio 2010