La complessità del senso
19 11 2017

Saw III

film_saw3.jpgSaw III
Darren Lynn Bousman, 2006
Tobin Bell, Shawnee Smith, Donnie Wahlberg, Angus Macfadyen, Bahar Soomekh, Dina Meyer.

Macelleria di terzo grado, quella del terzo capitolo dell’Enigmista. Se non fosse un perverso incurabile (il  tumore al cervello è un simbolo che non lascia dubbi), Jigsaw sarebbe un vero diavolo. E sì che sarebbe interessante! Ma il suo gioco, sia pure “coperto” da una fitta rete di allusioni e flashback, non è poi tanto misterioso: è semplicemente un immondo moralista quello che si maschera da cinico torturatore, un chiarissimo esempio di falsa morale, che produce, come sempre la morale sporca, conseguenze orribili – horror, nel caso specifico. La serie di indovinelli e di giochi sanguinolenti è il frutto di un “sacerdote” autarchico, che predica bene e razzola male, malissimo. L’Enigmista si dice contrario alla vendetta e alla pena di morte e per farlo capire ai soggetti da lui scelti per il suo gioco di società tutto privato, li sottopone a sofferenze inenarrabili. Se vogliono salvarsi dalla fine più atroce, devono superare le prove più atroci. Ed è un terribile narciso, l’Enigmista. Non resiste alla tentazione di salire in primo piano, rubando la scena ai protagonisti finora visibili; si rende visibile oltremisura, lasciandosi aprire il cranio e mostrando in prima persona la “logica” del proprio gioco. E’ un esibizionismo che intacca il cerchio protettivo del mistero e rende l’orrore stomachevole (nel senso di poco adatto agli stomachi delicati). Che lui si diverta, pazienza. Il problema siamo noi.

Franco Pecori

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9 marzo 2007