La complessità del senso
17 10 2017

Goodbye Mr. Zeus!

film_goodbyemrzeusGoodbye Mr. Zeus!
Carlo Sarti, 2009
Fotografia Gigi Martinucci
Chiara Muti, Fabio Troiano, Maz Mazzotta, Umberto Bortolani, Mirko Rizzotto, Aldo Sassi, Andrea Lupo, Alessandra Frabetti, Carla Astolfi.

Zeus è il nome di un comune pesciolino rosso. Lo ha battezzato così Alberto (Troiano) dopo che la sua ragazza, Adelaide (Muti), glielo ha “restituito”, delusa di averlo ricevuto in regalo per il proprio compleanno. Con quell’ospite in casa, l’esistenza di Alberto, ragazzo già di suo un po’ scombinato, cambierà radicalmente. Zeus, infatti, è un pesce intelligente, ha un suo modo di “parlare” e sa seguire il “labbiale” delle persone. Fa richieste, dà consigli, sa trasmettere tutta l’insoddisfazione di una vita nella “prigione” del piccolo acquario. Alberto, invece, in prigione ci finisce veramente, proprio a causa della serie di “catastrofi” abbattutasi su di lui a partire da quel compleanno (sequenza iniziale del film), da quella folle rincorsa per arrivare almeno con un ritardo decente all’appuntamento con Adelaide e consegnarle quel ridicolo dono ittico. E siccome il giovane continua a mostrarsi fissato nel suo strano rapporto con Zeus, rischia anche di passare per pazzo. Meno male che i veri disturbati sembrano i signori in camice bianco, i quali dovrebbero prendersi cura di lui. E neanche Adelaide, a ben vedere, è tanto meno “strana” del suo fidanzato. La ragazza pare buona e paziente, capace di passar sopra ai piccoli difetti di Alberto, compreso il suo rapporto col pesciolino ormai inseparabile da lui; in realtà ciò che interessa davvero alla giovane “perfettina” è il proprio dominio sugli uomini. Sotto un orpello di “normalità” si nasconde in lei un’irrefrenabile necessità prescrittiva verso il comportamento degli altri, specie se configurabili come possibili “amori”. Lo spettacolo delle piccole-grandi follie di cui soffrono i protagonisti rimanda alla nostra vita di spettatori, anche noi non così diversi da Alberto né da Adelaide. Il regista, al suo secondo film (Se c’è rimedio perché ti preoccupi? è del 1994), riesce complessivamente a comunicarci un certo disagio, un imbarazzo che proviene dal dover ammettere che sì, tutto sommato, siamo tutti un po’ vittime di una follia del vivere, condizionati dalle gabbie comportamentali che regolano i nostri giorni. E vorremmo anche noi poter esprimere, come fa Zeus, il desiderio di liberarci dalla “prigionia” e soprattutto ottenere, come avviene – vedrete – per il pesciolino rosso, finalmente la libertà. Se dal contenuto passiamo al piano espressivo, la prima metà del film è senz’altro la più riuscita, giacché la dimensione surreale della comicità appare connaturata alle situazioni “normali” che si susseguono con un andamento “spontaneo”; surrealismo che si giova del ritmo anti-noia ottenuto con tagli stretti sul tempo degli spot pubblicitari. Poi, man mano, protraendosi l’elastico della metafora, l’autore (di Sarti sono anche il soggetto e la sceneggiatura) resta come prigioniero della sua stessa invenzione, costretto a seguirne le evoluzioni, in cerca di una fine che ne arrotondi il senso e non lasci lo spettatore sospeso. Ma comunque una garbata ironia c’è e gli attori si fanno apprezzare nel difficile compito di essere “veri” mentre sono vittime di una “finzione” (alienazione) che li possiede.

Franco Pecori

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25 giugno 2010