La complessità del senso
24 09 2017

La foresta dei pugnali volanti

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Shi mian mai fu

Zhang Yimou, 2005

Takeshi Kaneshiro, Andy Lau, Zhang Ziyi, Song Dandan.

 

Volano i pugnali, volano i contendenti. Ma non è Matrix. La fantasia è cinese e racconta, non il futuro, ma una storia della metà dell’800 d.C. Storia di una setta di ribelli in lotta contro la declinante dinastia Tang. Zhang è regista che viene da lontano: due Leoni d’oro e uno d’argento, per restare a Venezia. Da “La Storia di Qju Ju” a “Lanterne rosse” e ad “Hero”, la cifra culturale resta legata specificamente alla tradizione cinese e non è certo per ingenuità che i protagonisti si muovono in un mondo meraviglioso, senza forza di gravità. L’intreccio può somigliare ad un’indagine poliziesca per scovare la tana dei ribelli, col “segugio” Jin (Takeshi) innamorato della “ballerina” che deve portarlo fino al capo della setta. Ma qui entra la componente “romantica”. La donna (la bellissima Zhang Ziyi) è anche nel cuore del rivale di Jin, Leo (Andy), e non è cieca come sembrava. Lo scenario si fa sempre più fiabesco ed emozionante, fino a concludersi con un interminabile e feroce, per quanto astratto e simbolico, “massacro” a tre, sulla neve e sul rosso del sangue. Lo stile artistico protegge da ogni possibile equivoco di volgare “irrealismo”.

Franco Pecori

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21 gennaio 2005